Guardare il bicchiere mezzo pieno e non porre limiti alla nostra personalità (Intervista a Francesco Faggi)

Buonasera.

Come va? Spero bene.

Come tutti i lunedì, anche oggi pubblico una nuova intervista, o per meglio dire, chiacchierata. Non mi piace sembrare quella che non sono, ovvero una professionista che intervista altri professionisti in ambito musicale. Sono una ragazza che fa questo per passione, perché le piace condividere il suo amore per la musica con gli altri. Non mi piace fare domande sterili ad un interlocutore che risponde con frasi fatte, trite e ritrite. Mi piace creare (o almeno ci provo) un’atmosfera piacevole, molto “scialla”, senza troppi formalismi.

Non faccio niente di speciale, cerco semplicemente di fare ciò che la musica ha fatto e continua a fare per me: “dialogare”, seppur metaforicamente, con una persona che non conosci e di comprenderla a suon di note e di armonie. È vero, io mi servo delle parole, non di melodie, ma sono sempre parole intrise di musica, che mi permettono di conoscere artisti, persone con cui condivido la stessa passione che hanno avuto la fortuna ed il coraggio di trasformare in lavoro. Sì, perché ci vuole coraggio a mollare tutto ed inseguire i propri sogni, anche quando non è quello che gli altri si aspettano da te, anche quando tutto sembra remarti contro. Ci vuole coraggio a vedere il bicchiere mezzo pieno in periodi bui, incerti, che sembrano sfaldare ogni tua ambizione, ogni tua speranza, e ridurla in polvere. Per questo io amo parlare con loro, perché loro hanno il coraggio di essere diversi dagli altri e di esserne fieri, non hanno paura di andare controcorrente, perché sanno che vale la pena combattere per fare del loro sogno una realtà.

Francesco Faggi

Vi lascio alla mia chiacchierata con uno dei tanti ragazzi che ha deciso di rischiare tutto per la musica. Sì, uno dei tanti, né il primo né l’ultimo, che probabilmente non farà nulla nella vita perché la musica è un mondo troppo complicato. In quanti la pensano così? Tanti, troppi. È ovvio che ognuno di noi abbia un proprio pensiero, determinato da esperienze personali da non sentenziare. Adesso vi faccio una domanda: a cosa porta questo tipo di ragionamento? Ad un qualcosa di buono, di fruttuoso? Cercate di darvi una risposta, dopodiché ascoltate la mia chiacchierata con Francesco Faggi (un po’ lunghetta, però credo valga la pena ascoltarla tutta).

Lavorare per i bambini con la musica

I bambini. L’innocenza fatta persona.

Beh, non sempre. Siamo abituati a vederli con delle bambole, un pallone o delle macchinine in mano. Li vediamo sorridenti, con gli occhi sprizzanti di gioia, magari in braccio ai propri genitori o mano per la mano con i loro fratelli e sorelle. Ci sono però dei bambini che non hanno questa fortuna, che non hanno giocattoli in mano, ma fucili. Esseri UMANI a cui è stato rubato tutto: la famiglia, gli amici, una vita serena. Questo perché sono nati nel posto sbagliato al momento sbagliato, potremmo chiamarli i “dannati della guerra“, e dunque destinati ad avere gli occhi lucidi non per aver ricevuto un bel regalo, ma per lo scempio a cui devono assistere ogni giorno.

Ci sono, però, quelle persone che decidono di dedicare il proprio tempo a tutti coloro che non hanno avuto la fortuna di nascere in un Paese in cui la parola d’ordine non sia GUERRA o VIOLENZA. Persone che aiutano altre persone. Perché in fondo dovrebbe essere così: siamo tutti UMANI e abbiamo tutti bisogno degli altri. È un concetto così semplice, ma allo stesso tempo così complicato da far capire a questa società che pensa di risolvere tutto con la forza, che si definisce debole o stupida nel momento in cui depone le armi e abbraccia l’altro.

Non tutti sono così, per fortuna. Molte sono le persone disposte a rischiare la propria vita per condividerla con i meno fortunati.

La scorsa settimana ho avuto la possibilità di chiacchierare, seppur attraverso lo schermo, con un musicista. Si chiama Pietro Morello. Vi potrete chiedere che cosa c’entri tutto questo con un pianista. C’entra più di quanto immaginiate, perché questo ragazzo è un missionario. Si arma semplicemente del suo talento per far spuntare sul viso dei più piccoli un sorriso, per ridare un po’ di luce a quegli occhi così giovani ma già così spenti.

Ci tenevo a fare quest’introduzione alla video-intervista (che verte più sulla musica che su questo tema), non per celebrare le buone azioni di questo ragazzo o per scrivere delle belle parole. Le parole sono solo inchiostro che macchia un pezzo di carta, ma è proprio grazie a quella carta e a quell’inchiostro che le parole non vengono buttate al vento, ma vengono impresse nel tempo, proprio come una foto. Definitelo pure un altro, l’ennesimo articolo che vuole impietosire il lettore. A me non importa. Se io ho scritto queste parole è solo per ricordare ancora una volta, a me stessa e a voi, che ogni giorno abbiamo a che fare con PERSONE, con ESSERI UMANI, che hanno una dignità e che meritano rispetto, a prescindere dalla personalità, dal ceto sociale, dalle origini o da altre cavolate.

Detto ciò, vi lascio alla nostra chiacchierata. Ringrazio ancora una volta Pietro per la sua disponibilità.

PROFILI SOCIAL PIETRO MORELLO:

MIEI PROFILI SOCIAL:

“Rapper non per fama, ma per lasciare un segno.” (Intervista ad Hakai)

“Perdo il controllo, lo dico sul foglio, lascio l’orgoglio, poi faccio il bagaglio. (…) Dritto, davanti, i miei sogni distanti, che tocco con gli occhi di chi vive istanti.” Questo è un pezzo del brano “Vento tra le dita” di Hakai, rapper emergente gelese.

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di parlare con lei. Ecco il risultato della nostra chiacchierata. Buona lettura!

Ciao! Presentati!

Ciao, io sono Federica Sammartino, in arte “Hakai”.  Sono una ragazza siciliana, precisamente vengo da Gela.

Oh! Finalmente una mia conterranea!

Hai visto quanto è piccolo il mondo?! 😜

Come potrai ben immaginare, la mia più grande passione fin da piccola è sempre stata la musica, sotto tutti i punti di vista, non solo sulla scrittura.

Ho iniziato questo bellissimo percorso sperimentando con la batteria e nel frattempo anche con la chitarra, ma successivamente, più precisamente all’ età di 14 anni, decisi di intraprendere il mio percorso personale sulla scrittura in rima, per poi cantarla sotto forma di rap.

Come hai iniziato a scrivere canzoni? C’è stato qualcuno che ti ha spinto ad intraprendere questo percorso? Inoltre, hai mai studiato oppure sei autodidatta?

Avanzando con gli anni mi circondavo di gente con la quale condividevo la stessa passione, e giocandoci su siamo riusciti a creare una crew. Non tutto però va come vuoi tu, e dopo tante altre crew create e distrutte, nell’estate del 2018 mi arrivò l’offerta di firmare per un’etichetta. Subito dopo uscì il mio primo singolo “Vento tra le dita”, disponibile su tutte le piattaforme digitali, e in successione “Ops”. (Trovate i link YouTube dei due brani a fine articolo!)

Hai da sempre seguito la scia rap oppure in passato avevi avuto modo di sperimentare altri generi musicali?

Diciamo che ho sempre ascoltato ogni genere musicale dal rock, al reggae, al rap, al pop e al jazz: insomma, mai sempre e solo uno, ma non nascondo che appunto il rap è stato quello al quale ho dato maggior interesse.

Insomma, non ti sei fatta mancare nulla!

Tornando ai tuoi due inediti, nel 2018 è uscita “Vento tra le dita”, l’anno scorso “Ops!”. Di cosa parlano rispettivamente? Inoltre, senti delle differenze dal punto di vista musicale e di scrittura tra i due brani?

Ascoltando queste due canzoni si può benissimo notare la differenza testuale.

“Vento tra le dita” è un pezzo più soft, diciamo dedicato alla spensieratezza, alla libertà, vi si percepisce l’estate in tutte le sue forme. “Ops” invece è una specie di “dissing” alla scena rap/trap italiana. Ho parlato di un mio fastidio rivolto all’ essere tutti copia di qualcuno, quando essere sé stessi e fare la propria musica per PASSIONE e non solo ed unicamente per spicci è più bello.

Naturalmente, questo sempre dalla mia prospettiva di vita.

Comunque, a breve (non vi dirò quando perché è una sorpresa) uscirà il mio nuovo singolo, quindi Stay Tuned !!!

E noi non vediamo l’ora di ascoltarlo!

Ma passiamo alle esibizioni live: ultimamente hai partecipato all’ “#awlabisme contest”: raccontami un po’ di com’è andato e delle emozioni che hai provato nel prendere parte ad una competizione di livello nazionale. Inoltre, è stata la tua prima esperienza?

Dopo aver pubblicato “Ops” tentai per la prima volta per un contest per AwLab.

Mandai il mio pezzo, ma quasi me ne dimenticai 😅

Per mia sorpresa dopo due mesi mi arrivò un’e-mail, in cui c’era scritto che ero stata presa!

Non mi sarei mai aspettata una situazione del genere, è stato emozionante riuscire a parlare, a portare i miei contenuti, i miei testi ad artisti come Ensi, Madame, Clementino, Nayt, ecc.. I loro commenti e vari apprezzamenti sul mio stile e i miei brani non hanno fatto altro che incrementare ancor di più questo viaggio verso la musica.

Cosa pensi dei talent show? Pensi di parteciparvi in futuro?

Non credo che riuscirei a partecipare ad un Talent Show. Io penso che non faccia per me, non faccia parte della mia musica, del mio genere che sarebbe rap/trap.

Che sia chiaro: non dico che sono “contro”, perché mai dire mai, però credo che i talent non potrebbero darmi la possibilità di confrontarmi realmente con colossi che appartengono ai generi pop o soul.

Ultima domanda e poi ti lascio in pace: se dovessi immaginare la Hakai del futuro, come la vorresti?

In realtà non riesco ad immaginarmi come sarà la Hakai del futuro. Più che sull’ immaginazione spero di riuscire a far arrivare a chiunque mi ascolti quello che sto comunicando, insomma, far rispecchiare la gente in quello che vivo io. Quindi posso dirti che spero di diventare una rapper affermata, come ho detto prima non per la fama, ma per lasciare un segno!

Ti ringrazio per la pazienza! 😂

Ma figurati! Anzi, ci tengo a ringraziarti per quest’opportunità. È davvero bello quello che fai!

Troppo gentile! Aspetto l’uscita del tuo nuovo singolo!

Grazie mille! A presto!

PROFILI SOCIAL DI HAKAI:

MIEI PROFILI SOCIAL: