Iniziò tutto…

Avevo circa quattro anni. Ero a casa di mia cugina, qualche anno più grande di me. 

La sentivo sempre cantare, così la scimmiottavo anch’io mentre mi lavavo le mani dopo aver fatto merenda con lei.

Non avrei mai pensato che la musica sarebbe diventata così importante per me. Qualche nota e già la giornata acquista nuove sfumature di colore. E’ una cosa bellissima!

Ricordo bene i pomeriggi passati con mio padre. A far cosa?

Prendevamo un microfono, il mitico “CANTA TU”, e registravamo sulle cassette le nostre voci.

Prima di tutto rivelavamo al nostro “pubblico futuro” la data e l’orario (mio padre diceva sempre che queste cassette sarebbero state ascoltate da noi anni dopo, e così è stato).

Poi si parlava della mia routine (l’asilo, i compagni) e dei miei parenti (nonni, zii, cugini).

Ma quasi tutte le registrazioni avevano una cosa in comune: cantavo sempre le canzoni di Gigi D’Alessio (il mio “idolo” infantile …),  Adriano Celentano e le canzoni delle recite che stavamo preparando all’asilo con le maestre.

Mi piaceva tanto cantare, soprattutto con mio padre, il mio “principe azzurro, anzi … nero-azzurro! (cit.)”, anche se ero una bambina molto timida.

Infatti, nonostante la mia grande passione, ogni volta che la città organizzava serate karaoke, i miei genitori dovevano supplicarmi affinché cantassi una canzone per loro.

Una tra le mie esibizioni, infatti, che ricordo molto bene e che tengo nel mio cuore è stata in occasione del 32° compleanno di mia mamma. La sorte volle che quel giorno (era estate, periodo in cui il comune organizzava tante serate sul lungomare di Gela) ci fosse proprio il karaoke nella pizzeria dove eravamo andati a festeggiare.

Mi presi di coraggio, e dedicai una canzone a mia mamma, più precisamente “La voce delle stelle” di Loredana Errore. Fu quello il regalo per mia mamma, e lei lo apprezzò tantissimo. Si emozionava ogni volta che cantavo (ancora oggi si mette a piangere quando mi vede sul palco). D’altronde, anch’io ho il magone quando devo esibirmi. La musica mi emoziona troppo, non posso farci nulla!

Ma il mio vero primo debutto è stato in seconda elementare.

Avevo sette anni, e per la prima volta ho dovuto cantare da solista davanti a tutta la scuola in occasione della recita “La bella addormentata”.

Ricordo ancora l’emozione che non riuscivo a controllare: la voce e le mani mi tremavano, avevo paura addirittura che mi scivolasse il microfono dalle mani, talmente erano sudate! Ma i complimenti del pubblico mi fecero subito tranquillizzare.

Un altro ricordo molto caro a me riguarda le serate in famiglia organizzate a “Montelungo” , un campo da tiro a piattello (mio zio ha questa passione).

Durante una di queste, si organizzò il karaoke (karaoke forever).

Dopo tante suppliche da parte non solo dei miei genitori, ma da parte di tutti i miei parenti (“Che stupida che sei, tu non impari mai …”: eccomi, presente!), decisi di cantare “Sincerità” di Arisa; poi continuai con altre canzoni.

Sono sempre stata così in tutto: devo aver il tempo di prendere confidenza con quella cosa. Se ci prendo gusto, poi non me la finisco più!

Passiamo ora al “concreto”: cos’è successo dopo? Mi esprimo meglio: in quali occasioni potevo  esprimere la mia passione per la musica oltre alle serate karaoke?

A otto anni mi venne data la risposta, in un luogo “ambiguo”, un luogo “noioso” per un bambino. Quell’anno dovetti iniziare il catechismo; decisi di frequentare la chiesa “San Domenico Savio” dato che era quella più vicina a casa mia.

Iniziai ad andare a messa. Ogni domenica sempre la stessa storia: il prete che celebrava la parola di Dio, il pubblico che rispondeva con frasi per me ancora incomprensibili.

Insomma, per una bambina di otto anni non è sicuramente come andare alle giostre.

Ma c’era una cosa che attraeva la mia attenzione più di tutto: il destino volle che fossi seduta accanto al coro che celebrava la messa delle dieci (quella dei bambini).

Quello che mi incuriosiva non erano tanto i bambini che cantavano e gli adulti che li aiutavano, bensì una scatola di legno gigante posta accanto il coro. Dietro c’era una signora che muoveva le mani; grazie a lei quella scatola “emanava” un suono molto classico, da chiesa. Ma come faceva una semplice scatola di legno a creare quell’armonia? Ci doveva essere qualche trucco. 

Allora un sabato pomeriggio (il giorno in cui il parroco metteva a disposizione l’oratorio per le diverse attività ricreative per bambini), decisi di andare in auditorium (la sala principale). Aspettai fino alla fine della riunione, poi andai dalla “signora misteriosa”, e le chiesi se potessi entrare a far parte del coro. Lei, sorridendomi, annuì.

Non le chiesi della “scatola magica”. Volevo scoprire da sola cosa si celava dietro quell’”aggeggio” (alla fine scoprii che si trattava di un “organo tastiera”, ovvero di due tastiere sovrapposte, di cui si poteva scegliere il suono e l’effetto schiacciando dei tasti).

Ritornando al discorso precedente, rimasi stupita del “sì” da parte della signora: non sapeva neanche se fossi intonata o meno! Mi aspettavo una prova, una “selezione” (ero fissata con il programma “Amici”); invece, niente. 

Sala musica dell’oratorio salesiano

Siamo direttamente andati in sala musica, una stanza piccola, ma ben attrezzata: c’erano la batteria, le chitarre, le tastiere e i microfoni. Dopo aver sistemato le aste e regolati i volumi dei microfoni collegati al mixer, iniziammo a provare i canti della domenica successiva.

A parte un po’ d’ansia, mi sentivo a mio agio dentro quella stanza e con quelle persone.

Stavo facendo la cosa che mi piaceva di più: cantare, non potevo chiedere di meglio.

Quando mio padre venne a prendermi, una ragazza si è congratulata con lui perché aveva una figlia con la stessa voce di Anna Oxa.

In realtà non le somiglio per niente, sinceramente non so dove abbia visto quelle somiglianze tra me e lei. Io ho una voce molto più dolce, e poi non sono così brava da essere considerata una cantante … anzi!

Ma apprezzo tantissimo il complimento.

Quel giorno ha segnato l’inizio di un lungo, bellissimo viaggio alla scoperta di un mondo nuovo (nel mio piccolo, non professionalmente). Infatti, è stato proprio l’oratorio a farmi crescere di più dal punto di vista musicale, oltre ad essere stato il luogo in cui ho potuto maggiormente coltivare quella che poi sarebbe diventata la mia passione più grande.

Anche se, bisogna dire che non è stato l’unico posto: anche la scuola mi ha dato tante possibilità. Come? La scuola?! Sì, perché la scuola non è solo istruzione e crescita culturale, ma anche scoperta e rivalutazione delle passioni e dei probabili talenti degli studenti.

                                                                    Continua …

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