Da Frà Martino campanaro … a Santa tell me.

Come già anticipato nel post precedente, il mio primo vero debutto avvenne all’età di sette anni, proprio a scuola. È saputo e risaputo che alle scuole elementari si organizzano almeno due recite all’anno: quella di Natale e quella che determina la chiusura dell’anno scolastico.

Durante i miei primi cinque anni scolastici, ho sempre avuto la fortuna e la possibilità di partecipare a tutte le recite. In queste occasioni cantai, recitai e (sfortunatamente) ballai. Credo che durante la recita “Cavolo che frutta” (trattante il tema dell’alimentazione, giustappunto!) il pubblico mi abbia confuso con qualche ortaggio, non solo per il mio vestito, ma soprattutto per la mia forma fisica (sembravo una palla che cercava di muoversi come meglio poteva). Se mi avesse visto la professoressa Alessandra Celentano (celebre insegnante di ballo della scuola di “Amici”) non so come avrebbe reagito!

Sempre durante quella recita mi hanno fatto ballare con un bambino più basso rispetto a me. Essendo un ballo di coppia, dovevo piegare le ginocchia ogni volta che doveva farmi girare,  perché il suo braccio non era abbastanza lungo da permettermi di passarci sotto (e non è che io sia un gigante). Lascio immaginare la scena …

A parte gli scherzi, l’unica cosa che sapevo fare bene era la spaccata, imparata l’anno precedente a ginnastica (si, io facevo un po’ di ginnastica artistica, anche se ogni volta che dovevo fare la più piccola cretinata dovevano pregarmi, dato che mi spaventavo di tutto, anche di una semplice capovolta. Poi ho continuato con altre due discipline: lo step e l’aerobica).

Finiti i cinque anni di elementari, sono passata alle scuole medie, dove finalmente ho avuto la possibilità di studiare musica, sia dal punto di vista storico (studio della struttura degli strumenti adottati in un certo periodo), sia da quello teorico (e poi pratico). Era importantissimo studiare il pentagramma, perché sarebbe servito successivamente per saper riconoscere le note e suonarle con il flauto.

Ricordo bene la prima lezione di musica a scuola: il professore fece decorare la prima pagina del quaderno con scritte e disegni. Si rese conto che già conoscevo la sequenza delle note sulla tastiera (do re mi fa sol la si; me le aveva insegnate mio padre da piccola), e anche del fatto che sapevo disegnarle. Mi chiese quindi come facessi a conoscerle, e io gli risposi che avevo visto le note disegnate su un libro che avevo a casa (chiave di violino, croma, semiminima, ecc …).

Dopo poco tempo, il professore ci insegnò a suonare “Frà Martino”. Questa fu la mia prima canzone al flauto.

Mi piaceva tantissimo studiare il solfeggio, ossia leggere il pentagramma nel tempo corretto, ed esercitarmi con il flauto sui brani che il professore ci aveva lasciato (i miei vicini di casa apprezzavano di meno).

 Ma la mia esperienza musicale alle medie non si fermò al semplice studio di uno strumento.

Ogni anno il mio istituto, insieme ad altre scuole, partecipava all’iniziativa di TELETHON: si facevano passare in classe delle buste di carta dove ognuno di noi poteva donare qualcosa per finanziare la ricerca per trovare la cura a malattie molto rare. Inoltre si organizzava una giornata dedicata all’arte, in cui veniva data, a chi voleva partecipare, la possibilità di  cantare, ballare e recitare. Era bello, perché si  assisteva ad esibizioni corali, dato che si partecipava insieme alla propria classe. Addirittura, l’ultimo anno la mia classe ha organizzato uno spettacolo, la  cui protagonista era la musica di tutti i tempi: si trattava di un mix di canzoni che andavano dagli anni ’70 fino ai giorni d’oggi (lo spettacolo si è concluso con “Gangnam style”, la celebre canzone di Psy). Ci siamo divertiti tantissimo, perché alla fine le due classi del Plesso “Giovanni XXIII” si sono unite e sono salite sul palco per ballare insieme.

Ma sicuramente il ricordo delle medie che ho più nel cuore è lo spettacolo teatrale “Romeo and Juliet” organizzato dalla mia prof d’inglese in collaborazione con i prof di musica, di educazione fisica, di italiano e di matematica. Quello che mi fa commuovere non è soltanto ripensare allo spettacolo in sé, ma a tutti i consigli e le esortazioni dei prof che mi spingevano ad andare avanti e ad avere il coraggio di esibirmi davanti a tutta quella gente. Perché i prof, prima di essere tali, sono persone con un cuore, anche se molto spesso noi studenti lo dimentichiamo. E io ne ho avuto dimostrazione soprattutto in questo periodo (grazie soprattutto a due professoresse sono riuscita a superare un periodo un po’ difficile della mia adolescenza).

Ricordo anche che, in occasione dello spettacolo precedentemente citato,  io e le altre due ragazze con cui cantavo dovevamo imparare una canzone in spagnolo. Io non avevo mai studiato questa lingua, di conseguenza avevo paura di non riuscire ad imparare la canzone (mi preoccupavo soprattutto per la pronuncia). Ma la mia prof d’inglese (che conosceva anche lo spagnolo) ha creduto  in me, nelle mie capacità, e grazie a lei mi sono fatta forza e l’ho imparata in men che non si dica!

Per quanto riguarda il liceo, anche qui ho avuto l’occasione di esibirmi su un palco. Per esempio, al terzo anno è stata organizzata una giornata dedicata alla musica per festeggiare l’inizio delle vacanze natalizie. Qui ho avuto la possibilità di cantare Hallelujah nella versione di Alexandra Burke.

Sempre a  fine del terzo anno mi sono esibita in occasione della “Giornata dell’arte”, una giornata dedicata, appunto, alla musica dal vivo, al canto, al ballo, ma anche alla pittura. Mi sentivo in dovere di cantare una canzone che trasmettesse allegria, quindi ho deciso di portare “Comunque andare”, un brano  di Alessandra Amoroso appena uscito in quel periodo (che ancora oggi mi rappresenta molto).

Quest’anno ho avuto la possibilità di partecipare all’”Open Christmas Day”, uno spettacolo organizzato sempre in occasione delle vacanze natalizie. Oltre a cantare una canzone corale (Heal the world di Michael Jackson), mi sono esibita con “Santa tell me” di Ariana Grande, accompagnata dal pianoforte.  

Non nascondo che nutrivo del timore, dato che ad assistere erano non solo i professori e la Dirigente scolastica, ma anche i ragazzi delle scuole medie che stavano facendo orientamento al liceo “Elio Vittorini”.

Nonostante l’ansia, sono riuscita a godermi il momento, e mi sono divertita tantissimo!

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