Meglio tardi che mai! (Prima intervista)

Buongiorno!

Finalmente è arrivato il fatidico giorno, quello della pubblicazione della prima delle diverse interviste fatte a cantanti e musicisti (vi assicuro, abbastanza “ganzi”).

I primi fortunati (scherzo ovviamente) sono i Romano Bros, band che ho avuto la fortuna di incontrare tre mesi fa in occasione del Sinodo dei giovani con Papa Francesco a Piazza Armerina.

Prima, però, voglio pubblicare qualche video della serata.

P.S.: Mi scuso per la scarsa risoluzione dell’audio, ma purtroppo ero vicino alle casse e, inoltre, avendo zoomato i video, ne ha risentito la qualità audio. (A CAUSA DI PROBLEMI TECNICI PUBBLICHERÒ I VIDEO NEI PROSSIMI GIORNI).

Ma adesso passiamo all’intervista. Spero vi piaccia! Buona lettura!

Io: Iniziamo dalla presentazione!

R.B. : Ci chiamiamo Romano Bros., che sta per Fratelli Romano, una ditta musicale. Facciamo musica nostra, ma stasera abbiamo optato per qualcosa di più conosciuto giusto per coinvolgere un po’ tutto il pubblico . Infatti il più delle volte, se fai dei tuoi brani ma non li conosce nessuno, ci rimani male (Hey Jude l’abbiamo trasformata in Hey tu, stravolgendo un po’ il testo per coinvolgere meglio il pubblico).

Io mi chiamo Angelo, suono la chitarra e il pianoforte, mio fratello si chiama Marco, suona le percussioni e canta insieme a me.

Nel 2006 abbiamo prodotto un album, ma stiamo riscaldando le corde vocali per un altro cd che (spero) uscirà a Dicembre per la Artist First, che è una distribuzione etichette indipendente di Roma.

Inoltre, il 15 Giugno è uscito il nostro singolo “Sicilianuzza bedda” dedicato, appunto, alla nostra bellissima terra, ma anche alle bellissime donne siciliane.

Giorno 20 Agosto abbiamo presentato un altro nostro singolo, “Chiazza” scritto, come dice lo stesso nome, per la nostra città, Piazza Armerina. Questo brano vuole significare una riconciliazione con i nostri concittadini e con questa città che ci ha visti nascere e ci ha cresciuti. Questa prima idea di condivisione “stretta” ci è un po’ sfuggita di mano perché, al momento della pubblicazione su youtube e su facebook, c’è stata una condivisione immane, quasi imbarazzante, che è andata oltre il concittadino che ascoltava il nostro brano poiché spinto da un sentimento “nazionalistico” .

Io: Quindi, quando avete veramente iniziato a fare musica?

R.B. : Ci consideriamo figli d’arte, dato che il nostro babbo era musicista. Siamo cresciuti con un papà che era sempre fuori, viaggiava molto (è un po’ il prezzo che si deve pagare se sei un musicista). Quando arrivava a casa era festa.

Quindi, noi abbiamo sempre respirato musica. A casa c’erano il pianoforte e la chitarra; ambedue (io e mio fratello) abbiamo  iniziato con lo studio del pianoforte, dato che papà era chitarrista e non voleva che i suoi figli venissero in qualche modo (ed inevitabilmente) condizionati dal suo stile. Io ho continuato con la chitarra, perché lo sentivo più vicino a me, anche se avevo già studiato pianoforte al conservatorio.

Mio fratello Marco ha abbandonato  il piano classico dopo tanti anni di studio e si è buttato a capofitto sulle percussioni e la batteria. Preciso una cosa: il professore di mio fratello è stato il batterista del grande Lucio Dalla, e abbiamo avuto l’onore e il piacere di aprire un suo concerto.

Abbiamo il secondo Tributo ufficiale italiano di Lucio Dalla, fondato dal suo maestro, dove io (indegnamente) interpreto Lucio Dalla, mio fratello suona le percussioni, il suo maestro la batteria, con altri tre colleghi, tra i quali uno è un tuo concittadino (si chiama Salvo Pagnotta, un mio grande amico, nonché uno tra i più grandi musicisti di Gela).  

Io: Quali parti del mondo toccate solitamente?

R.B. : Giriamo l’Italia, l’Europa. Siamo andati nella Francia del Nord, in Lorena, a Monaco di Baviera, in Costa Azzurra. Abbiamo avuto l’onore di suonare al Casinò di San Tropez. Siamo reduci da una tournée che si chiama “Sicilia con furore”.

Dopo due, massimo tre mesi (quindi dopo la fine della tournée) abbiamo toccato diverse parti dell’Italia, come Milano, Bergamo, Brescia, Roma, Napoli.

Abbiamo la fortuna, nonostante la  crisi (anche musicale e discografica) di vivere di musica non insegnando perché, se non insegni e non sei Vasco, non è facile ritagliarti uno spazio nel mondo artistico. Questo riguarda i giovani, ma anche me, che sono diversamente giovane!

Certo, è vero sì che ci sono i talent, e io non ho nulla in contrario, però ci sono dei meccanismi che ho avuto modo di vedere da vicino (e che personalmente non condivido), dato che il nostro produttore è uno tra i tanti che si occupa della scelta dei talenti ad X Factor.

Con questo non voglio dire che ce l’ho con i ragazzi che provano a “diventare famosi” percorrendo questi mezzi, perché ti dà tanta visibilità; sono cambiate le dinamiche, ma va bene così … .

Io: I vostri progetti futuri.

R.B.: Come accennavo prima, ci auguriamo di riuscire a concludere l’album “Egio Natale” ; inoltre, sappiamo da poco che probabilmente incideremo una canzone con tanti artisti siciliani.

Purtroppo, a causa di impegni improrogabili di altri artisti (noi compresi) abbiamo dovuto rimandare il progetto all’anno prossimo.

Comunque, domani, 15 Settembre, canteremo sul palco in onore dell’arrivo del Papa con Mario Venuti, i Tinturia e tanti altri amici.

Tra poco ripartiremo per la tournée invernale nelle località accennate precedentemente, e stiamo valutando la proposta “indecente” di stare per 3 mesi a Dubai! Il problema è che è troppo vicino alla data di pubblicazione del nostro cd al quale stiamo ancora lavorando, quindi non c’è nulla di certo, anche perché se andiamo a Dubai rischiamo di mandare a monte il progetto discografico. Noi viviamo nel limbo: non siamo né all’Inferno, né in Paradiso! Il fatto stesso che viviamo di musica, che è quello che voleva nostro padre, che è venuto a mancare presto e ci ha lasciato questa grande eredità, per noi è un grande onore. Non potremo mai ringraziarlo abbastanza.

Io: La musica è la cosa più bella che possa esistere. So che può sembrare una frase fatta, ma è la verità.

R.B. : Secondo me in un’altra vita la musica sarà il pilastro della preghiera. Io non riesco a pregare senza di lei.

Io: Anche perché come si suol dire, cantare è pregare due volte!

R.B. : Esattamente, anche se io spero di più! Riesci a comunicare prima e con più facilità quello che senti nella preghiera. È una vera e propria via diretta!

La musica mi ha e ci ha dato molto. Da giovanissimi ci è capitato di prendere delle brutte strade, non mi vergogno a dirlo, ma la musica ci ha aiutato ad uscirne fuori nel modo migliore. E ti dirò un’altra cosa (è un aneddoto che racconto a tutti i giovani): noi abbiamo fatto un seminario con uno dei più grandi chitarristi italiani ed europei, classico cappellone, orecchini, piercing. Noi lo consideravamo, come minimo, un drogato, per non dire un trasgressore. Quando abbiamo fatto questo stage con lui, prima di iniziare la lezione ci ha chiesto se poteva fare una preghiera prima di iniziare. Da quel momento ho capito tante cose, posso dire che mi ha cambiato la vita. Gesù è “Rock’n Roll”, ha la barba e i capelli lunghi, camminava scalzo, a piedi, in mezzo alla gente, alle prostitute, a tutti!

È anche vero che non tutti hanno capito ciò. Molti ci sono finiti dentro e ci sono rimasti, perché il diavolo tentatore è sempre dietro l’angolo. Quindi, so che è retorico dirlo, amore,  pace, gioia, sono quelle tre parole che tengono il mondo e l’universo. Il diavolo è dentro di noi, siamo come Dr. Jekill e Mr. Hide, ma sta a noi scegliere. Chiediamo forza a Gesù, anche se dobbiamo essere noi a darci forza, perché sarebbe troppo facile dire: Gesù, facci diventare tutti buoni, ma non saremmo stati liberi.

La musica è di grande aiuto sia per chi la fa sia per chi la ascolta, musica è feedback, l’ho proprio ricevuto oggi: voi giovani mi avete dimostrato che c’è stato un “botta e risposta”. Oserei dire che Sanremo non è niente in confronto a questo, forse l’emozione che provi è troppo grande e bella per essere descritta; forse solo chi canta o suona uno strumento (o forse chi pratica qualsiasi forma d’arte) può comprendere quello che sto dicendo adesso.

Io: Concordo pienamente. E’ quando vedo che le persone di fronte a me mi sorridono, mi danno quel calore, quell’affetto, che vorrei fermare il tempo, e restare eternamente su quel palco a condividere le mie emozioni con il pubblico.

R.B. : L’artista ha una grande responsabilità: quando sei su un palco, non importa se sei famoso o meno, perché sei comunque un punto di riferimento. Molti, soprattutto i giovani, possono pendere dalle tue labbra, quindi devi stare molto attento a ciò che dici e fai; un po’ come fai con i tuoi figli.

Noi siamo genitori (anche se non si direbbe), abbiamo delle famiglie normalissime; le nostre mogli sono lì a farsi i selfie con il nostro vescovo Monsignore Rosario Gisana! La famiglia, e l’ho detto pure sul palco, è il tabernacolo della chiesa. Se nella famiglia c’è gioia, c’è pace, amore, tutto è più facile; se poi tutto questo è condito con l’arte, con la musica, ancora meglio. Ma non pensare che sono sempre stato così: ho avuto anche un periodo di crisi mistica, mi sono fatto tante domande. Magari ho dovuto toccare il fondo prima di capire certe cose. In realtà non è bello che una persona debba andare giù per poi risalire, ma è anche importante che chi ha avuto la fortuna di rialzarsi dopo aver attraversato dei corridoi bui parli con i giovani della sua esperienza. Mi capita di discuterne con persone più grandi di me, che sono rimasti ancora bambini dentro, ed è bello quando trovi queste persone, perché è importante preservare il peter pan che c’è dentro di te; certo, unendolo al senso di responsabilità di un adulto.

Quindi mi auguro che questa piccola intervista possa essere uno spunto per i giovani. Ripeto: la musica prima di tutto. La preghiera è musica, il Paradiso me lo immagino musica, armonia, melodia. Lo so, può sembrare qualcosa di scontato, ma io credo veramente al fatto che se non c’è amore, non c’è nulla.

A me è capitato di parlare a Milano con persone di un certo livello culturale, addirittura grandi professionisti, ma vuoti dentro. Io mi son permesso, con le persone con cui avevo una certa confidenza, di consigliar loro di andar oltre, di cercare qualcosa in più, provare a vedere al di là del comune, del banale, perché il più delle volte non riusciamo a vedere a un palmo dal nostro naso. Non so da cosa dipende, non è un fattore di apertura mentale, di intelligenza, di conoscenza, ma ci sono tante cose che giocano sulla nostra visione della vita, tra cui la sensibilità.

Io: Secondo me, un artista si può veramente definire tale quando mette il cuore, e non soltanto la voce, in quello che fa. Se si mette in risalto solo quest’ultima, ma poi non si trasmettono emozioni, tutto perde valore, non ha più senso neanche continuare a cantare o a suonare.

R.B. : Guarda, io non mi reputo né un cantante, né un musicista, però quando vedo che trasmetto qualcosa, è quella la chiave che mi fa andare avanti e che mi fa credere sempre di più nel mio mestiere.

Anche la storia ce lo insegna: i grandi artisti del passato non erano così bravi come quelli che ci sono oggi. Oggi tutti perfetti nella vocalità, nell’intonazione, tutti che conoscono benissimo l’inglese, tutti che sanno tutto, ma il sale dell’arte (come della vita) è altro. Io fin quando vivrò, continuerò a fare quello che sto facendo in questo momento. Mi dispiace che molti devono per forza dipingere l’artista, il musicista, con gli orecchini, il cappello, droga, ecc … , ma non è così. Molto spesso l’apparenza inganna.

Ricorda che il cattivo spesso si nasconde dietro ad un “giacca e cravatta”, quando invece puoi trovare molta più sincerità e bontà in uno pieno di tatuaggi e piercing.

Come ho detto prima, spero di aver dato il mio piccolo contributo.

Io: Ed io ti ringrazio sia per l’insegnamento che hai dato a me e, grazie al blog, a tutti coloro che leggeranno quest’intervista. Auguro a te e a tuo fratello il meglio sia nella vita, che nella musica. Grazie ancora per la tua disponibilità!

R. B. : Grazie a te!

                             #intervista #ai #romanobros  #chiazza #PiazzaArmerina #Gela

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