What we’ve got (Intervista a Stefan Alexander)

Ciao! Presentati.

Ciao a tutti! Sono Stefan Alexander, un cantautore queer-pop di New York.

Quando e in che modo hai sperimentato questa passione così forte per la musica?

Faccio musica da quand’ero piccolo. A sei anni ho iniziato a suonare il violoncello e il pianoforte, a 12 anni ho preso in mano per la prima volta la chitarra, ma il filo conduttore è stato sempre il canto.

C’è un artista di preciso da cui prendi ispirazione?

Mi ispiro a tanti artisti, da Sufian Stevens a Billie Holiday a Carole King, fino a Kaytranada, oltre ad artisti di tutto il mondo. Per me è davvero importante ripercorrere la musica diacronicamente parlando, per capire meglio le origini dei vari generi. Ho sempre creduto che bisogna prendere in considerazione i brani che sono rimasti nella storia della musica per essere dei buoni cantautori.

Il queer-pop è il genere in cui ti senti più a tuo agio, oppure la tua zona comfort si allarga ad altri generi musicali?

Io sono prevalentemente un musicista pop, ma non mi dispiace scrivere canzoni folk e jazz. Non mi piace controllare il flow creativo, preferisco lasciare libera l’ispirazione e farla esprimere nella sua completezza.

Nel 2016 è uscito “Skeleton”. È una delle tracce del tuo EP “Thunderclap” e il tuo primo inedito. Qual è il messaggio principale che hai voluto trasmettere con questo brano?

La canzone racconta un’amicizia finita in modo molto doloroso. Nel brano si intuisce che quest’amicizia si è trasformata in una relazione amorosa, e ciò che ho provato a trasmettere è stato il dolore che ti uccide dentro nel momento in cui una persona scompare improvvisamente dalla tua vita.

“Photograph”, “Cry Again” e “What We’ve Got” sono le tue “ultime fatiche”. Puoi percepire alcune differenze dal punto di vista stilistico e musicale rispetto ai tuoi primi brani?

Ho scritto la maggior parte delle tracce degli EP “Thunderclap” e “Cry” simultaneamente, ma ho deciso di farli uscire in periodi diversi. Di conseguenza, penso che queste canzoni abbiano le stesse “radici”. “What We’ve Got” è il mio ultimo inedito, anche se ho scritto un altro brano durante la pandemia. Il mondo attorno a me è una vera fonte d’ispirazione, di conseguenza il periodo che stiamo vivendo mi ha portato a focalizzare la mia attenzione su altri argomenti. Spero di poter pubblicare tutte le canzoni che sto scrivendo in questi mesi, credo tanto nel futuro, sono positivo e fiducioso.

Come hai già detto, in questi mesi il mondo intero sta vivendo un momento complicato. Le nostre vite si basano sull’instabilità e sull’incertezza. Nonostante questo, ci sono dei featuring con degli artisti nei tuoi progetti futuri? Cosa bolle in pentola?

Sto provando a sfruttare il tempo per scrivere e stare nel pezzo il più possibile. Voglio tenermi pronto, voglio spianarmi adesso la strada per quando si potranno fare concerti in sicurezza, per condividere le mie canzoni e le mie emozioni col pubblico. In questo momento sto lavorando con un sacco di produttori musicali, sto collaborando a dei nuovi brani che usciranno presto.

Grazie mille per la tua disponibilità. Lo apprezzo davvero tanto!

Grazie a te per la bella intervista!

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