Senza storia: album contro l’omologazione (intervista a Gaetano Nicosia)

Ciao! Presentati!

Sono un musicista dato all’avvocatura o un avvocato che ama le note più degli atti di citazione e delle udienze in Tribunale. Mettila come vuoi. Il risultato è che fra i colleghi sono visto come musicista e fra i musicisti sono visto come avvocato. Ma è un destino a cui sono abituato. Essendo anche io come te, siciliano ma trapiantato al nord, ho sempre vissuto questo problema dell’identità mista e del mancato riconoscimento o del “non appartenere”: a Milano ero il terrone e quando andavo in vacanza in Sicilia mi chiamavano polentone. Ma anche questo fa parte della necessità che abbiamo di catalogare sempre tutto.

Quando hai scoperto la tua passione per la musica e in che modo?

Ho sempre amato la musica, l’ho sempre ascoltata, sin da piccolo. Sempre attratto dalle canzoni, dal rock, dal pop, dal beat, dalla musica classica. Ricordo che con il mio amico del cuore delle elementari facevamo anche delle rappresentazioni teatrali sulle note delle Ouvertures di Rossini, inventandoci dei dialoghi sulle linee dei botta e risposta musicali. Dialoghi senza parole, in cui le parole erano la musica e l’intensità la davano le nostre espressioni, le interpretazioni che davamo. Lui è diventato un famoso e apprezzato baritono che gira il mondo. Ricordo che, ascoltando le note e le linee melodiche ci immaginavamo delle storie, con dei personaggi. Ogni strumento era un personaggio e ogni intermezzo di quello strumento era la parte di quel personaggio nella storia. E passavamo i pomeriggi a interpretare la Gazza ladra, il barbiere di Siviglia, l’Italiana in Algeri, il Guglielmo Tell. Poi anni dopo mi è capitato di andare al suo esordio alla Scala, proprio con Il barbiere di Siviglia. E prima che entrasse in scena ho sentito da dietro il palco la sua voce che precedeva il suo ingresso in scena. Era come quando eravamo bambini, uguale, l’unica differenza era che lui stava sul palco e io in galleria ad ascoltarlo. Non smettevo di piangere.

Il mio legame con la musica è sempre stato forte, viscerale. Ogni momento per me ha sempre avuto una sua canzone. Ogni cosa che mi succede mi richiama il testo o la melodia di una canzone.

Che però potessi suonare o addirittura comporre questo l’ho capito molto dopo rispetto ai pomeriggi in cui ascoltavamo Rossini. La chitarra l’ho imbracciata a 20 anni, prendendo lezione da Elio, il mitico portinaio del mio liceo, il Berchet, a Milano. Negli scantinati con la sua Fender Strato del 1962, bianca decorata con fiori, decisamente hippy. Faceva tremare le pareti e io rimanevo estasiato, lì a guardarlo e avrei dato un braccio per suonare come lui, pensando che non ne sarei mai diventato capace.

Ho iniziato come tutti, con le cover più semplici e sono andato avanti per altri 15 anni. Poi un giorno, in sala prove mi è partito un giro di chitarra e la band mi ha seguito. Erano le prime note di una canzone che ancora non ho prodotto. Tutte e nove i pezzi del mio album sono nati 15 anni fa da un giro di chitarra in sala prove. Col tempo ho preso coscienza del fatto che, di fatto, stavo componendo e ci ho preso gusto. Da lì sono venuti i testi e poi l’idea di fare di tutto questo qualche cosa di concreto, tangibile. È così che sono arrivato all’idea e poi alla produzione vera e propria di un cd. Senza Storia è un percorso di presa di consapevolezza mia.

Quando hai capito che la strada giusta fosse quella giuridica e non quella da artista?

In realtà, per come ti ho detto, non ho mai fatto una scelta. La strada della musica, in termini di composizione l’ho intrapresa a 35 anni, quando ormai avevo il mio percorso professionale. Quindi la musica è arrivata decisamente dopo e si è affiancata alla mia vita. Anche perché potessi scegliere non esiterei nemmeno un attimo, saprei chi buttare giù dalla torre.

Passiamo al tuo disco. S’intitola “Senza storia” (link YouTube alla fine dell’articolo) ed inneggia alla libertà d’espressione. Il protagonista è Memo, batterista sordo. Raccontami di più di questo personaggio. Da dove hai preso ispirazione?

Anche questo personaggio è nato in sala prove. Il batterista con cui suonavo all’epoca una sera si presenta in sala prove e dice “oh, ci dobbiamo muovere, già non ci sento bene ma l’otorino mi ha detto che al massimo in due anni divento sordo e mi dovrei mettere l’impianto cocleare.”

Appena ha finito di dire questa cosa nella mia testa è apparsa l’intera opera rock, l’idea di questo bambino sordo che diventa batterista per emanciparsi dalla situazione drammatica della sua infanzia. In realtà Memo non è sordo, ha deciso da bambino di non sentire più, solo che non se lo ricorda. Senza Storia è sì come hai detto un inno alla libertà, ma senza memoria non abbiamo nessuna libertà, quindi è anche un inno a una libertà consapevole, a una libertà dove non tutte le cose sono uguali, una libertà fatta di differenze che contano. Se fossimo tutti uguali non potremmo essere liberi. La libertà si nutre solo della coscienza e dell’equilibrio delle differenze. L’omologazione è la negazione di tutto questo.

Hai mai pensato di trasformare il CD in un libro?

Bella domanda. In realtà pensavo ad un musical ma per arrivare al musical o a qualsiasi ulteriore modalità di rappresentazione bisogna passare necessariamente da un libro. Sì certamente ci ho pensato, ci sto pensando, bisogna solo trovare il tempo.

Progetti futuri (piccolo spoiler)

Uno te l’ho già detto. Mi piacerebbe rappresentare l’opera rock a teatro, nella forma di musical. Poi ci sarebbe il secondo capitolo di Senza Storia, non si è mai vista un’opera punk-rock che si esaurisce in 9 brani. Però devo anche dire che al momento, vista la lunga gestazione del mio primo cd, vorrei prendere un po’ il respiro e allontanarmi per un po’ da Memo. In fondo penso che anche lui abbia bisogno di riposo. Avere a che fare con me non è semplicissimo.

Al momento sto lavorando con grandissimo entusiasmo a tre nuovi pezzi collaborando con il grandissimo Luigi Schiavone che, dopo aver partecipato con contributi notevolissimi a Senza Storia, ha nuovamente deciso di condividere il suo talento per comporre qualcosa insieme a me. Abbiamo in ballo due brani suoi sui quali mi ha chiesto di scrivere il testo e un brano mio che mi sta arrangiando in maniera davvero entusiasmante.

A breve spero di produrli.

E noi speriamo di ascoltarli presto. Grazie mille per la tua disponibilità!

Ma grazie a te per quest’intervista! A presto!

Album “Senza storia” di Gaetano Nicosia
Video ufficiale di Senza storia
Video ufficiale del singolo Skazzo

Vorrei che la rabbia fosse soffice… ♥ (Intervista a Matteo Faustini)

Immagine presa dal profilo instagram di Matteo Faustini

Il periodo che stiamo vivendo è sicuramente molto complicato e delicato. Guardiamo però il lato “positivo”: abbiamo più tempo libero e per riflettere su noi stessi e su chi ci sta accanto. In questo compito ci aiuta l’arte in generale e, nel mio caso specifico (e per tutti coloro che condividono la mia stessa passione), la musica. Lei è l’unica che mi fa calmare quando sono arrabbiata, che mi abbraccia nei momenti tristi (giuro, in questo periodo di quarantena abbiamo mantenuto le distanze di sicurezza 😝) e condivide la mia gioia nei momenti felici. In questo periodo ho avuto modo di ascoltare “Figli delle favole”, album di Matteo Faustini, partecipante di Sanremo 2020 nella categoria “Nuove Proposte”, e sono rimasta davvero colpita dai temi presenti nei suoi 11 brani: dalla passione per la musica al bullismo all’amore che tiene testa alle avversità della vita. Tutto ciò con il mondo Disney nello sfondo, ma non per questo gli argomenti sono trattati in modo puerile, anzi.

Non voglio aggiungere nient’altro, vi lascio guardare la mia chiacchierata con questo cantautore assurdo! Scorrendo giù trovate anche il link youtube dell’album “Figli delle favole” . Io vi consiglio di ascoltarlo … resterete a bocca aperta!

Quindi … buon ascolto! ♥

Vedrai che passerà! (Intervista a Marco Leo)

Dal profilo instagram @marcoleoworld

“Che questa vita tornerà com’era prima o forse meglio, con la gente che si ama e che si aiuta un pò più spesso e magari capiremmo l’importanza dei dettagli”.

Questo è un pezzo del brano “Vedrai che passerà” di Marco Leo, uscito l’11 aprile 2020. Un pezzo che racchiude il mood di questo momento così tragico per il mondo intero (ma non solo).

Se volete saperne di più, guardate la mia intervista! 🙂

Fidiamoci … che cambierà! #andràtuttobene

In questi ultimi due mesi la vita di tutto il mondo è stata stravolta totalmente da una minaccia invisibile che incombe sulle nostre vite, una minaccia che porta dolore, ansia, paura, ma anche riflessione. Perché le cose non succedono mai per caso, e io voglio credere che questo sia un modo che il destino/ vita/ Dio sta usando per comunicare con noi, per lanciare un messaggio importante: basta cercare quello che non abbiamo e non goderci il presente! Basta inorgoglirsi e chiudersi in sé stessi perché “tanto c’è tempo per parlare con tizio o dichiarare il proprio affetto a quello/quella”! Noi questo tempo non ce l’abbiamo, perché non siamo immortali, e la stabilità per cui si sono fatti tanti sacrifici, molto spesso trascurando le cose più importanti, in un secondo si sgretola, e ci lascia con un pugno di polvere tra le mani. In questo periodo stiamo guardando in faccia la realtà nuda e cruda che fino a qualche mese fa non volevamo accettare: noi siamo di passaggio, un secondo ci siamo, l’altro non ne siamo sicuri. L’illusione più grande di cui l’uomo per secoli si è nutrito risiede nella sua centralità: l’uomo con le sue capacità si pone al centro dell’universo, possiede il Tempo e sfida la Natura. Quanto è incosciente l’essere umano, che non vuole ammettere che è una battaglia persa in partenza. Si riempie di oggetti, di beni materiali, illudendosi di essere felice. Ma basta un niente per farlo tornare sui suoi passi e annientarlo. NON SIAMO TOTALMENTE PADRONI DI NOI STESSI E DEL NOSTRO DESTINO, e ciò non dipende da una credenza religiosa o meno, ma è un dato di fatto.
Riflettiamo dunque sul vero senso della vita, su ciò che ci fa stare davvero bene, circondiamoci di persone che tengano a noi, che provino per noi un amore sincero, e gettiamo via il superfluo, SENZA PAURA DEL GIUDIZIO ALTRUI! Solo in questo modo la quarantena potrà portare qualcosa di positivo nella nostra vita, altrimenti sarà stato solo un periodo di stasi, di vacanze anticipate. Questo è ciò che i ragazzi dell’Oratorio Salesiano di Gela non hanno voluto fare. Hanno impiegato il loro tempo in modo fruttuoso, mettendo a disposizione,con semplicità, la loro arte: la musica.

Vi lascio due video realizzati dalla Corale Karisma: il primo è un arrangiamento del testo del brano “Nel blu dipinto di blu”, ribattezzato “Fidiamoci che cambierà!” ; il secondo è una cover della versione italiana di “You raise me up”: “Mi rialzerai”.

Con questi due video i ragazzi hanno voluto lanciare un inno alla speranza e alla fede, che dà forza e rialza nei momenti più difficili.

Buona visione!

L’unico mostro è la mia faccia sul cuscino (Intervista a Carrese)

Roberta Carrese (immagine presa dal suo profilo instagram)
Roberta Carrese (immagine presa dal suo profilo instagram)

Due mesi fa ho chiacchierato con Roberta Carrese, seconda finalista di The Voice of Italy 2015.

Prima di pubblicare l’intervista ho voluto riascoltarla, e mi sono venuti i brividi. All’inizio si è parlato della tecnologia, la cui principale funzione dovrebbe essere quella di unire persone lontane (puoi annullare le distanze che ci separano, cit.). Mi è sembrata quasi una premonizione di quello che sarebbe successo un mesetto dopo: incontrarsi soltanto virtualmente per proteggere se stessi e gli altri da un nemico invisibile. È triste, ma dobbiamo fare questo sacrificio per il bene dell’umanità.

Se sapremo restare uniti #andràtuttobene !

Detto ciò, vi lascio all’intervista. Buona visione!

Cent'anni di solitudine (Intervista a Ganoona)

Ganoona, immagine presa dal suo profilo instagram

In questo momento molto difficile per non solo l’Italia, ma per il mondo intero, la musica è uno tra i mezzi più efficaci per evadere dalla realtà e per sentirci vicini, anche quando siamo lontani.

Ecco la mia chiacchierata con Gabriel, in arte Ganoona (in fondo all’intervista c’è una piccola sorpresa 😉 ).

Ganoona, immagine presa dal suo profilo instagram

Ciao! Iniziamo dalla presentazione! Dicci un po’ chi sei e cosa fai nella vita.

Ciao! Io sono Ganoona e sono un cantautore (almeno così mi piace definirmi). Quindi scrivo quello che canto, quello che mi fa paura nella vita. Sento un’esigenza di mettere le mie emozioni nero su bianco fin da piccolino, per parlare del mio sentirmi inadeguato. Lo  facevo per me, per sentirmi meglio, le cantavo chiuso in cameretta, fino al momento in cui qualcuno le ha ascoltate per sbaglio. Adesso non posso fare a meno di condividerle con la gente, e adoro quando mi arrivano messaggi in direct di persone che empatizzano, che mi dicono di aver provato una sensazione simile, di aver vissuto una situazione analoga alla mia. Questo mi fa davvero sentire realizzato.

Quando hai iniziato questo percorso?

Questo percorso è iniziato relativamente tardi, perché ci ho messo un po’ ad accettare questa passione. Ho iniziato a studiare teatro a diciotto anni e a lavorare in alcuni teatri indipendenti di Milano. Nel frattempo, ho cominciato a prendere confidenza con il rap, il mio primo amore. Sei anni fa, ho iniziato a studiare musica. Mi sono diplomato in canto moderno, pianoforte, e quest’esperienza mi ha aperto molto gli orizzonti. Ho infatti iniziato a sperimentare con diversi generi musicali a 360 gradi: c’è sempre un’influenza rap, ma ho imparato ad utilizzare la mia voce in maniera diversa, a non scandire semplicemente le parole, ma ad intonarle. Questo percorso mi ha portato fino a dove sono oggi.

Da quali artisti prendi spunto? Quali i tuoi artisti di nicchia?

Non credo che riuscirei a dirti solo un nome di un artista. Diciamo che le mie influenze sono varie, proverò a raggrupparle in tre maxi gruppi: un nome legato al mondo del rap italiano è Dargen D’Amico, artista da cui ho preso ispirazione per migliorare nella scrittura; per quanto riguarda il mondo della black music, del soul, R & B è Otis Reddings, artista che i miei genitori ascoltavano dai vinili; per concludere, l’altro polo è quello latino-americano. Io sono italo-messicano, quindi ho ascoltato tanta musica latina e messicana da sempre. L’artista che mi ha ispirato da sempre è Ana Cabra, cantautrice portoricana.

Le tue origini italo-messicane possono essere toccate con mano nel brano “Cent’anni”, titolo del tuo omonimo album. Questo brano parla di una relazione tossica. Prima di parlare del brano, però, vorrei chiederti in che modo convivi con queste due culture sia nella vita di tutti i giorni che musicalmente parlando. Insomma, come vivi questo “choque cultural”?

Allora, intanto mi fa piacere sentire questo termine!

Diciamo che l’università mi sta prendendo completamente il cervello XD. A parte gli scherzi, mi piace mixare la lingua italiana con altre straniere!

Benissimo! Però dobbiamo specificare il significato dell’espressione che hai usato. “Choque cultural” significa shock culturale, il contraccolpo culturale. Ti dirò la verità: questo contraccolpo l’ho sentito da appena nato. Mentirei nel dirti che è una cosa semplice conciliare due culture così distanti. Magari è più semplice per chi ha entrambi i genitori di un’altra cultura, perché in casa c’è una sola identità, e in un certo sai meglio chi sei! Io quand’ero piccolo parlavo due lingue, il che è un vantaggio, ma all’inizio crea degli squilibri. Io avevo una leggera dislessia che poi si è risolta. Non sto qui a raccontare la storia della mia vita, però posso dirti che tutta la mia famiglia vive in Messico, quindi da ragazzino ho sentito tanto la solitudine,e ho percepito tanto il choque cultural nel momento in cui andavo per due mesi in Messico e venivo travolto da una trentina di persone, vivevamo tutti in cinquanta metri quadri di casa.Finito questo periodo, tornavo al gelo milanese, e per me era un po’ uno shock, tutto ciò mi destabilizzava. Tra l’altro ero figlio unico. Da qui nasce l’esigenza di usare, in senso nobile, la musica per lenire questa ferita che ti segna, e che non va via nonostante gli anni ce passano. È stato un modo per trasformare questo contrasto in un qualcosa di creativo, e si sa che proprio dai contrasti molto spesso nascono delle cose interessanti.

Assolutamente! Guarda, il destino è un qualcosa di assurdo, perché proprio oggi ho sostenuto l’esame di Italiano per stranieri, e ho parlato proprio di Milano, metropoli multiculturale; la città dei “nuovi milanesi”, ovvero di tutti gli immigrati della prima generazione, di coloro che sono emigrati in Italia (quindi non figli di emigranti), che hanno in un certo senso cambiato la prospettiva linguistica italiana.

Pap Khouma parlava del fatto che Milano ti costringe in un certo senso a “mostrare i denti”, perché l’integrazione è, ahimè, qualcosa di difficile, sia in Italia che all’estero. È un tema molto delicato, e trovo bellissimo il fatto che tu riesca a trasformare qualcosa di apparentemente negativo in un qualcosa di bello, di positivo: la musica. questo ti fa veramente onore!

Ti ringrazio molto! È una tematica a cui tengo tantissimo. Milano è sicuramente quell’occhiettino sul futuro per l’Italia, e anticipa le “tendenze” e le “problematiche” (se così si possono definire) che in futuro si estenderanno in tutta la penisola. Sicuramente qui, come a Roma, l’integrazione è qualcosa di complesso, di difficile, non mancano tensioni. Per farti un esempio, io ho un carissimo amico cinese, anche lui fa l’artista, e mi parlava delle terribili discriminazioni che sta subendo in questo periodo a causa del Corona Virus (lui non va in Cina da quindici anni!). D’altra parte, però, mi sento di dire che l’integrazione è un’occasione per creare qualcosa di nuovo sia dal punto di vista artistico – culturale che da quello sociale. Qui a Milano ci sono gruppi di ragazzini uniti dalla passione per la musica in cui ci sono figli di cingalesi, africani, rumeni, forse due milanesi, di cui uno ha origini meridionali!

Forse ci sono più “stranieri”, quindi anche siciliani, calabresi, pugliesi, campani (e chi ne ha più ne metta) che milanesi doc! guarda, ne approfitto di questo tema per lanciare una sorta di messaggio, perché comunque studiando alla facoltà di Mediazione Linguistica ed Interculturale non posso non essere coinvolta ed essere vicina a questo tema. Come dicevi tu, l’integrazione è molto complessa, ma il problema è anche l’Italia. È il sistema che non funziona. Purtroppo noi siamo abituati a pensare che l’immigrazione sia un problema, un qualcosa di negativo da respingere, da allontanare, ma perché siamo noi a vederlo così! Se solo sapessimo “sfruttarlo”, sicuramente ci sarebbero delle “note” positive. Non sono io a dirlo, ci sono studi che lo dimostrano: se in qualche modo si riesce a fare della diversità una ricchezza, una forza, si può raggiungere il successo! Non dobbiamo aver paura del diverso, non dobbiamo escluderlo, anzi, dev’essere un modo per crescere e per apprezzare la nostra e la loro cultura!

Molto spesso sento dire: “Questi immigrati che parlano la loro lingua cancelleranno la tradizione italiana!”: niente di più falso! Quando negli anni ’50 l’italiano è iniziato ad entrare nelle case, si diceva che avrebbe spazzato via i vari dialetti nazionali. Sono tutti dei falsi miti dettati dall’ignoranza, quindi grazie mille per avermi dato l’opportunità di parlarne!

È giusto che noi giovani prendiamo a cuore questo tema. Il Paese un giorno sarà nelle nostre mani, quindi se noi abbiamo chiari questi concetti, sicuramente ci sarà un futuro più ottimista, in cui la paura viene superata dalla curiosità. Se conosci di più qualcosa, la paura ti passa!

Esattamente! Chiusa questa piccola parentesi, torniamo al brano “Cent’anni” (https://www.youtube.com/watch?v=nN0gIYOqLJ4). Esso rievoca un po’ l’opera “Cien años de soledad” di Gabriel Garcìa Marquez. Che relazione intercorre tra la canzone e l’opera letteraria?

Le connessioni sono fondamentalmente due: una riguarda più il romanzo, nel quale c’è una linea di confine labile tra vivi e morti, in questa storia di questa famiglia che dura quasi cent’anni (dopo qualche capitolo si capisce che uno dei personaggi in realtà non era in vita). Questo spaesamento che questa scrittura mi ha creato è molto simile a quello che ho provato nella mia amicizia tossica che mi ha portato a scrivere il brano. Per chiarire meglio la metafora, era come se io avessi davanti una persona viva, reale, quando in realtà avevo un fantasma, una persona che non si esponeva per quello che era realmente, ma creava solo illusioni. Era quasi un’immagine onirica. Quindi questa è la connessione legata al romanzo. L’altra è legata invece allo stile e alla corrente artistica, il realismo magico,un tipo di scrittura (ma anche di arte, un esempio è Frida Khalo)  a cui sono molto legato. Mi tolgo il cappello davanti a questi giganti, ma a me piace scrivere in questo modo, cioè nella mia scrittura non è così chiaro il confine tra quello che è reale, terra-terra, schietto, e quello che magari è un’iperbole che diventa quasi magica, che serve ad esprimere un sentimento.

Quindi ti basi molto sulla metafora!

Sì! Io ragiono per immagini nella vita, quindi quando scrivo uso tanto la metafora, la similitudine, o comunque dei flash, delle immagini, perché secondo me è un modo molto più immediato per trasmettere un’emozione piuttosto che spiegarla. Voglio farla arrivare come un quadro che deve esploderti nella testa!                 

Certo! Anche perché la canzone è un testo unito a melodia che dura tre minuti, e in quel breve tempo devi far entrare tutto ciò che vuoi dire, quindi devi cercare di essere immediato, non usare tanti giri di parole.

Una curiosità: di solito quando scrivi un brano ti ispiri soltanto a qualcosa che ti è capitato in prima persona, oppure prendi spunto da ciò che accade intorno a te?                                                                                                                         

Per la maggior parte delle volte parlo di esperienze vissute direttamente perché, come accennavo prima,la scrittura è per me una sorta di auto-terapia. Anche quando non facevo ascoltare a nessuno ciò che scrivevo mi serviva per avere uno specchio fedele alle emozioni, mi serviva per conoscermi meglio. Mi è capitato di scrivere canzoni – ritratto; c’è un brano di un po’ di tempo fa a cui tengo tanto, che si intitola”In the mood”, che definisco come un ritratto. Ho voluto dedicare questa canzone per immortalare, come fa un quadro, non un’esperienza, ma una persona che ha fatto parte della mia vita. La considero un po’ una fotografia musicale. Diciamo che sono aperto a tutti i tipi di esperimenti musicali!

La musica è una forma d’arte, e come tutte le arti serve ad “incidere” un messaggio, un pensiero, uno stato d’animo, un momento vissuto, ed è proprio questa la sua bellezza e la sua magia!

A proposito di aspirazioni future, in che direzione pensi di procedere stilisticamente parlando? Pensi di cambiare sound, di “sperimentare” nuovi generi?

Sicuramente la sperimentazione, intesa come un modo per giocare con i suoni, è ben accetta. In genere sono una persona che si annoia molto facilmente, quindi mi piace cambiare. Detto ciò, io ho sperimentato tanto negli anni, perché dovevo capire un po’ quale fosse il mio suono, la mia identità musicale. Adesso, soprattutto con “Cent’anni”, credo di aver trovato un equilibrio, la mia comfort zone, con questa commistione di suoni black e latini. Ovviamente ci saranno alcuni brani più spostati sul lato black, altri sul latino,sicuramente la mia musica ha un sound molto messicano. Ci saranno delle oscillazioni, però l’idea è quella di rimanere su questa strada.

Altra curiosità: pensi di partecipare a qualche talent show o programmi televisivi in generale?

Questo per me è un tema delicato. In passato ti avrei risposto assolutamente no, oggi ti direi che ci proverei ma avendo dei punti chiari nella mia testa. Ho alcuni amici che hanno provato, ad esempio, X Factor e mi hanno parlato di come hanno vissuto quest’esperienza, dei pro e dei contro che ci sono in ogni cosa. Secondo me bisogna farlo essendo consapevoli di ciò che stai andando ad affrontare per saper trarre il meglio da quest’esperienza. Un talent non sarà mai un punto d’arrivo per un artista. Se lo vedi così, ti rovini, anche perché tra l’altro nella vita non si arriva mai! Purtroppo le telecamere, il palco, il pubblico possono confonderti un po’ le idee e farti gasare troppo. Quella è un’occasione come altre, sicuramente importante, per farti notare, però devi avere chiaro in mente che cosa vuoi vendere di te. Bisogna essere crudi e schietti, soprattutto quando c’è di mezzo la televisione, quindi se tu non sai bene che “personaggio” vuoi essere, che tipo di arte vuoi vendere, rischi di farti mangiare da quella dimensione.

Se dovessi farlo, preferirei sicuramente farlo adesso che ho qualche anno in più, maggiore consapevolezza della mia identità artistica e di dove voglio arrivare.

Assolutamente! Il tempo ti schiarisce le idee e ti fa crescere, indipendentemente da cosa scegli di fare nella vita. Ti ringrazio davvero tanto per la tua disponibilità. Ti confesso che mi è piaciuto davvero tanto chiacchierare con te!

Idem! Grazie mille per la chiacchierata interessante!

Ti auguro davvero il meglio! A presto!

Grazie mille! A presto!

Pensare male di me, ma in fondo non sai se crederci veramente… #1annodiPensareMale

Il 15 Marzo 2019 è uscito il singolo “Pensare Male” dei The Kolors. Brano che vede la collaborazione della sensuale cantante Elodie Di Patrizi, seconda classificata della quindicesima edizione del talent “Amici”, talent che la band partenopea aveva vinto l’anno precedente, nonché di Anna Romano, Davide Petrella e Livio Giovannucci per la stesura del testo.

Un testo che racconta delle malelingue che possono portare una relazione allo sgretolamento.

Già in diversi articoli avevo avuto modo di parlare di questo brano, in cui ancora oggi mi rivedo molto (https://passionfor.music.blog/2019/07/21/fuori-il-video-di-pensare-male/ ; https://passionfor.music.blog/2019/07/21/grazie-per-non-aver-pensato-male-di-me/; https://passionfor.music.blog/2019/09/10/pensare-male-di-me-ma-in-fondo-non-sai-se-crederci-veramente/).

Oggi, in occasione del primo anniversario della sua uscita, lo ripropongo perché penso che sia un pezzo molto introspettivo, in cui tutti possiamo rifletterci e possiamo “usare” per riflettere sulle nostre relazioni e sui nostri errori.

Lascio qui il link youtube e il testo della canzone.

A volte fisso lo specchio e penso che
Ho fatto quasi trenta anni e non è un granché
Ho i tuoi vestiti qui da me
E ricomincia la guerra delle spunte blu
Si è fatto tardi e mi sa che non esco più
Tanto risponderai alle treNon c’è più serata in giro e chiami tu (chiami tu)
Non c’è più nessuno che ti fa
Pensare male di me
Ma in fondo non sai se crederci veramente
Pensare male di me
Anche quando non vuoi poi fai finta di niente
Lascia un vestito da me così domani potrai
Avere ancora la scusa
Per ritornare da me ma in fondo non vuoi
Andare via veramentePensare male di me
Pensare male di meCalpesterò le tue rose pensando a te
Resterò fuori stanotte e non so perché
Negli occhi degli altri vedo te
Mi bevo il cuore in un angolo della città
Un ubriaco mi grida sei splendida
Vorrei che fosse la verità
Ma invece mi sento così fragile
Per me sempre così facile
Perdere la testa
Ti dico di andar via ma vorrei dire restaNon c’è più serata in giro e chiami tu (chiami tu)
Non c’è più nessuno che ti faPensare male di me
Ma in fondo non sai se crederci veramente
Pensare male di me
Anche quando non vuoi poi fai finta di niente
Lascia un vestito da me così domani potrai
Avere ancora una scusa
Per ritornare da me ma in fondo non vuoi
Andare via veramentePensare male
Pensare male
Pensare male di me
Pensare male
Pensare male
Pensare male di mePensavo che è sempre più facile allontanarsi
È sempre più facile dimenticarsi
E invece siamo qui coi rimorsi, ci diamo i morsi
Sulla tua pelle bianca voglio scivolare
Nella notte sembra di volare
Sinceri non lo siamo stati mai
Sorridi e te ne vaiPensare male di me
Ma in fondo non sai se crederci veramente
Pensare male di me
Anche quando non vuoi poi fai finta di niente
Lascia un vestito da me così domani potrai
Avere ancora una scusa
Per ritornare da me ma in fondo non vuoi
Andare via veramentePensare male
Pensare male di me
Pensare male
Pensare male di mePensare male
Pensare male
Pensare male di me
Pensare male
Pensare male
Pensare male di me

Gli uomini cantano quando le parole non bastano … (Intervista a Valy Elle)

“Gli uomini cantano quando le parole non bastano, quando non riescono a dirle, forse perché da sole sarebbero persino ridicole”. Inizio quest’articolo con le bellissime parole di Roberto Vecchioni.

Come ogni lunedì, anche oggi pubblico un’intervista ad una professionista che stimo tanto. Sto parlando di Valy Elle, vocal coach e corista del grande Roby Facchinetti.

Non aggiungo altro. Buona lettura!

Ciao! Presentati.

Ciao a tutti!  Mi chiamo Valeria Caponnetto Delleani, molti mi conoscono come Valy Elle grazie al mio blog sul canto e al mio canale youtube… e mi occupo di voce a 360 gradi!

Come cantante sono attualmente in tour con Roby Facchinetti e come vocal coach mi divido tra la mia scuola di canto a Torino che si chiama Vocalstudio e la mia attività di vocal coach online su valyelle.com dove si trovano consigli e servizi per cantare meglio e tirare fuori il meglio dalla propria voce.

Tua mamma è cantante, è stata lei ad indicarti questa strada. Questo ha mai condizionato il tuo percorso di crescita e i tuoi gusti oppure sei sempre stata indipendente?

Certamente essere figlia di una cantante ha avuto la sua importanza… mia mamma mi ha fatto giocare con il microfono, prima ancora di aver imparato a camminare! 

E dico “giocare” non a caso, perché il tipo di educazione vocale che ho ricevuto è stata davvero quella di “giocare” con la voce, usandola come uno strumento, con curiosità e sempre sperimentando cose e generi diversi.

Mia mamma d’altra parte è una vera sperimentatrice musicale… è stata molto conosciuta prima come vocalist dei Circus 2000, un gruppo Prog- Rock anni 70 e successivamente come Vocalist delle Streghe, un gruppo vocale Italo-Disco anni 80, ospite fisso del programma televisivo “Domenica in”. 

E’ stata anche corista di brani storici come “Amor mio” di Mina e di artisti come Celentano e altri grandi… Mi ha insegnato a non fermarmi ad un genere o a uno stile, ma a spaziare dall’opera al rock, al jazz, eccetera, spingendomi a migliorarmi sempre di più. Ho cantato sempre di tutto e devo ringraziare mia mamma per questa educazione musicale fuori dagli schemi e molto libera, che mi ha fatto appassionare alla voce come strumento, vedendolo un po’ come un diamante dalle mille sfaccettature. 

Naturalmente ho i miei gusti e le mie preferenze, che si sono formate con il tempo. Io e mia mamma condividiamo la passione per la musica italiana degli anni 60, per il jazz, per la voce lirica, per il Rythm n’Blues, ma ciò non  preclude il fatto che possa avere gusti miei personali…

Ma in che dimensione ti trovi più a tuo agio, qual è il tuo “habitat naturale” ? Quali i tuoi artisti di riferimento?

Amo molte cose appartenenti a mondi musicali e periodi diversi… anche qui amo spaziare. Andiamo dalla Callas ai Guns n’ Roses, a Jeff Buckley… dalle grandi voci del Jazz come Ella Fitzgerald e Sarah Vaughan, alle regine dell’ R’n’B mondiale come Aretha Franklin e Whitney Houston. Amo la musica di Morricone, Bacharach e Cole Porter.

Però devo dire che le due artiste che ho ascoltato di più e che ho amato in modo particolare sono la grandissima Mariah Carey e la mitica Tori Amos. Tra i nuovi artisti, una voce che sto seguendo e di cui ho parlato spesso nelle mie vocal coach reaction su youtube, è quella di questo cantante straordinario Kazaco, Dimash Kudaibergen, che con più di 6 ottave di estensione mischia la vocalità classica, con il rock, con i canti tradizionali… insomma anche qui, la fusione di generi e la qualità sono il tema ricorrente.

La tua grande passione per la musica e il tuo talento ti hanno portato ad incrociare la strada di grandi artisti, come Roby Facchinetti, Tommy Emmanuel e Dodi Battaglia. Raccontami di questo percorso.

Mi ritengo molto fortunata per queste collaborazioni… artisti straordinari che hanno fatto la storia della musica.

Diciamo che il mio percorso musicale, come per molti della mia generazione, è fatto di tanta gavetta e poi, naturalmente, di conoscenza nell’ambiente musicale che vengono coltivate negli anni. Con Roby, ho saputo che era in cerca di una soprano alla Morricone, per realizzare alcuni pezzi del suo progetto solista “Ma che vita la mia”. Stava lavorando in uno studio a Torino e così ho ricevuto una convocazione per una prova… è andata bene e così è cominciata una delle collaborazioni più belle di questi anni, che ci vede ancora insieme sui palchi italiani per i vari tour che vedono protagonista la sua musica. E’ nata anche una grande amicizia, condivisa con il mio compagno Danilo Ballo, arrangiatore dei Pooh nei loro ultimi 16 anni di carriera.

Di seguito a questa collaborazione sono poi nate anche quelle con Dody e Tommy per il tour 2015: suonare con due chitarristi di questo calibro è una scuola di per se e ti arricchisce incredibilmente!

Sei molto celebre ed apprezzata su Youtube, piattaforma digitale di cui ormai, pure i più piccoli, usufruiscono. Cosa ti ha spinto a fare video su tutto ciò che concerne la musica, dalle tecniche canore fino alla presenza scenica?

Volevo condividere con più persone possibili questa mia enorme passione per la voce e mettere a disposizione le mie conoscenze vocali per chi ama cantare ad ogni livello e magari non ha i mezzi per poter approfondire. Oltre ai video tutorial sul blog si possono scaricare anche contenuti gratuiti, come per esempio un video training sulla respirazione diaframmatica per cantanti (https://www.valyelle.com/respirazione/) ed è qualcosa di davvero unico in Italia.

Mi rende felice aver creato un punto di riferimento italiano per il canto sul web accessibile a tutti, da cui poi, per chi lo desidera, si può approfondire con me attraverso corsi online e lezioni anche su Skype.

Hai dato vita a Vocalstudio, scuola di canto moderno a Torino e Sing Different Academy, la tua Accademia di canto online. Qual è l’elemento fondante del tuo progetto? Cosa trasmetti ai tuoi “alunni”?

Come dicevo precedentemente, tutto nasce da una grande passione e una ormai, lunga storia d’amore con la voce, fatta di curiosità, studio ed esperienza. Il canto per me è una fiamma che non si spegne mai e anche una terapia, che mi permette di liberare le mie emozioni, di portarle agli altri. Il canto è anche benessere, ormai la scienza ha provato anche questo… quindi c’è bisogno di cantare ancora di più!

Ai miei alunni cerco di trasmettere tutto questo, la voglia di avventurarsi nella propria voce e giocare sperimentando, ma anche l’idea che la voce in definitiva siamo noi… e cantare è anche un percorso di conoscenza di sé, con tante sfide da affrontare. 

E poi cerco di far capire che la voce è uno strumento, e come tale ha bisogno di tanto studio e dedizione. Non ci si improvvisa cantanti, come invece spesso  tante proposte imbarazzanti e improbabili che arrivano dalla radio e dalla tv potrebbero spingerci a credere… .

Purtroppo molto spesso ci si fa imbambolare dalla facciata, fatta solo di riflettori e di fama, che i media ci mostrano tutti i giorni, senza far trasparire tutto il sudore che c’è dietro ogni progetto. Probabilmente anche per questo motivo ci sono tanti cantanti da karaoke e pochissimi VERI ARTISTI.

Ti faccio un’ultima domanda: quali sono i tuoi progetti futuri (piccolo spoiler)?

I miei progetti futuri, oltre a portare avanti il mio blog su valyelle.com e il mio canale youtube, con consigli sul canto e su tutto quello che gira intorno al mondo di un cantante, riguardano la creazione di nuovi corsi online su argomenti molto richiesti, ad esempio quello sul riscaldamento vocale (corso in arrivo!), con delle vocal routine pronte che contengono i migliori esercizi della tecnica vocale moderna. Poi ci sono le lezioni su Skype per chi non è di Torino e quindi non può raggiungermi in studio, a cui si può accedere dal mio sito. E poi in arrivo eventi e seminari per chi mi segue e vuole portare la propria voce ad un livello superiore!

Ti ringrazio tanto per la tua disponibilità. È stato davvero un onore poter parlare con una professionista come te. Grazie mille!

Grazie a te! Mi fa piacere dedicare del tempo a chi nutre una profonda passione nei confronti di quest’arte magica: la musica! Un bacio!

“The Urban Pop Diva” (English interview to Eliza G)

Buonasera.

La scorsa settimana ho pubblicato l’intervista all’artista Elisa Gaiotto, in arte Eliza G (https://passionfor.music.blog/2020/02/17/the-urban-pop-diva-intervista-ad-eliza-g/). Dato il suo enorme successo riscontrato all’estero, ho pensato di rendere quest’intervista più “internazionale”: ho deciso, infatti, di tradurla in inglese, considerata ormai la lingua “mainstream” per eccellenza. Inoltre, con questa scusa faccio l’utile e il dilettevole, dato che studio lingue!

Detto ciò, vi lascio all’articolo. Buona lettura!

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Hello everybody!

I’m Adry Pitty and this is my blog, in which I write about my passion for music. I also love talking with artists who live of music, my first love.

In this article you find my interview to Eliza G, an Italian singer and a very famous artist abroad.

Hope you like it!

Hi! Tell us who you are!

Hello everybody! I’m Elisa Gaiotto (my stage name is Eliza G).  My career as a solo singer has started ten years ago with Roberto Zanetti, a fantastic music producer (he also co-operated with Alexia and Corona). Thanks to my hard but wonderful work I had the opportunity to travel around the world, from Brazil to Switzerland, England, as far as Spain. I started making pop- dance music, but when I was 14 I had already begun to be in touch with all the music genres. I took part of a band making rock, acoustic, funky music. In short, I liked (and I still like) trying to “play the game”! The pop-dance way brought me out of Italy, and made me become famous abroad. But this wouldn’t have been possible without the help of my actual manager Saint Paul.

This year my last album, Ninety, has been put out (https://www.youtube.com/watch?v=UuDXMg7ukIw&list=OLAK5uy_lTAG3XN4GhuFbPfbs2L-SIshCWilx6ikk). I was lucky to present it during my concerts in different countries, as Brazil!

It’s something crazy! Now, tell me about your songs. With “Summer Lie” (2009) and “Love is unbound” (2011) you have been at the top of the international ranking. Moreover, in 2012 we have “My love is love” (by Giancarlo Bigazzi, a very famous songwriter, music producer and lyricist), in 2013 “The way”, produced by David Guetta. What did you feel when you realized you would have cooperate with those “big” (important) artists?

So, as regards “The way”, I didn’t directly cooperate with David Guetta, due to the fact that his recording studio stands in Paris. It was a very successful song, with 10.000 pre-sale copies sold. Although that, I’m really disappointed, because it often happens that an Italian singer has to go away from his/her country to become famous. Expecially my first single tracks told me the opportunity to go to the South of America. Here I attended to different important festivals, I worked together with different radios and local tv programs. I “dived into” a very different world, which has been erased when I went back to Italy, where I sang in front of 50/100 people into clubs and pubs with my band (naturally I am always thankful to life to do what I love, even for few people).

And this is the weak point of the Italian music. Italy often focuses on the international music, not giving any importance to its culture, crossing out any form of patriotism.

This is an absurd contradiction, because Italy is the country “par excellence” of the culture and the arts.

Italian people have lost positivity. This because there are very few possibilities to make music and live for it; moreover, this opportunity is given to “pre-chosen” people. I repeat, I’m very grateful to make this work, but it’s also true that we have to make the truth at the first place: why living of illusions, fantasy?

We are afraid to say: “I’m Italian!”. Why? When people discovered I was Italian, their eyes have become shiny!

Very probably this is caused by the widespread ignorance throughout the Italian people. If we don’t know our origins, our culture, we can’t appreciate them; on the contrary, we’ll always be afraid. If we only learnt  to speak less and hear more, we would understand how to open our mind to foreign culture without being frightened.

Absolutely yes! It’s an endless cultural giving and receiving. Moreover, knowing other cultures, you can learn to appreciate more yours!

As you have just said, sometimes  Italian people are wiseacres, so critical towards others and too little towards them. Italian people (I’m generalizing) tend to put their enemies in trouble. On the contrary, the collaboration in the other countries is awesome!

When I attended to the “Cerbul de Aur” festival, the third most important event in Europe after the Eurovision (which I had the luck to win),  there was a very friendly atmosphere between us. We were as a family!

In Latin America you are called the “Urban Pop Diva”. Although that, you decided to go back to Italy to attend to “The voice of Italy”. You had the opportunity to grow up artistically thanks to the help of the coach Gigi D’Alessio, a really professional singer.

Of course! Well, first I have to tell you that I didn’t know if it was better not to make this experience. I was afraid to make some mistakes and ruin all the work I had done in all those years. I attended to the Blind Auditions, and all the four judges turned themselves towards me! (Video of the whole exhibition:  https://www.youtube.com/watch?v=3w1-lXx8bRE). I was so happy, especially that Gigi had turned! I have always thought he was a very cheerful and purposeful person; my expectations became reality! He was always available for advices, and he saw all my practices for the show. For me, this was the sense of The Voice! This is my fondest memory of the Tv program!

You are a very humble person, you never settle for what you have learnt, but you have a lot of thirst for knowledge!

In life you’lle never stop learning! It’s a non-stop growth, and this can be applied for any kind of work!

Tell me another thing (just curious!): there has been somebody who told you to start this “journey”, or you have always been independent and headstrong to be able to make this all alone?

Well, I start saying that, in contrast with a lot of artists, my family there is nobody playing any instrument or singing. When I was 8, a friends’ daughter played piano, so I decided to tell my parents to attend to a piano course. For a few years I studied classic music. When I was 13-14, I understood I wanted to make something different. For this reason I decided to make part of the band of the high school, and it was in this situation that I started singing, due to the fact there wasn’t any singer. My first song was “Animal instinct”, by Cranberries (1998): in that moment my crazy adventure began. I was the only girl, so they treated me as a boy: I loaded the equipment up and down, I learnt how to install the amplification.

My parents have never realized how my passion was born: maybe my grandpa “gave” me this talent (he played the trump in the town band (it was his passion, not his work). Although that, my parents have always support me, and I will always be grateful to them for that!

Not everybody has this luck! The last question: your dream-feature and your next projects (little spoiler!).

I really listen to all kinds of music, so I don’t have a real favorite singer with whom I would like to sing. If I have to mention an international artist, I adore Lady Gaga, so she would be my first choice. As Italian artists, I have “old-school” tastes: I like so much Nek and Negramaro, so I would prefer to make rock music!

As regards the next projects, I can tell you that I will be in different Tv shows. I’m working to different things that have to be top secret until they won’t be certain, but I can tell you I have a lot of things on my plate!  

Perfect! So we’ll follow your social profiles to discover what you’re hiding! I know you’re really busy, so I really thank you for this interview and for time spent for me!

It was my pleasure! You have been so cute! Bye!

“The Urban Pop Diva” (Intervista ad Eliza G)

La passione per la musica può essere così forte da non farti quasi dormire la notte; ti perseguita fino a che non diventa la tua quotidianità. Bisogna essere disposti a fare molti sacrifici per far diventare il proprio sogno realtà, anche andare all’estero ed allontanarsi dalla propria amata terra. Ed è proprio questo ciò che Elisa Gaiotto, in arte Eliza G, ha fatto; perché molto spesso l’Italia non riconosce la stoffa, costringendo molti ragazzi talentuosi a scappare in altre nazioni per crearsi un futuro migliore.

Vi lascio la mia video-intervista e, spostando la barra di scorrimento verso giù, trovate l’intervista scritta. Ho deciso di presentarvi entrambe le varianti d’intervista per permettere a chiunque e in qualsiasi momento di leggere/ascoltare le mie chiacchierate con questi artisti eccezionali!

Se volete, potete lasciare un commento. Mi piacerebbe tanto leggere cosa ne pensate del mio progetto blog.

Detto ciò, buona lettura/visione!

Ciao! Presentati!

Sono Elisa Gaiotto, in arte Eliza G. Ho voluto mantenere il mio nome di battesimo, ma l’ho reso un po’ più “internazionale” , nel momento in cui è iniziata la mia carriera da solista dieci anni fa con Roberto Zanetti, l’ex produttore di Alexia e Corona. È stato un percorso faticoso, ma meraviglioso, che mi ha portato a visitare tante parti del mondo, dal Brasile alla Svizzera, l’Inghilterra, fino in Spagna. Ho iniziato nel settore pop dance, ma fin dall’età di 14 anni ho sperimentato tutti gli stili. Avevo una band con cui facevo rock, acustico, funky … insomma, mi piaceva (e mi piace ancora oggi) molto sperimentare.  Questo percorso pop dance è proseguito negli anni in maniera un po’ più fruttuosa all’estero rispetto all’Italia, grazie al mio attuale manager e produttore Saint Paul. Quest’anno, è uscito il mio nuovo album, “Ninety” (https://www.youtube.com/watch?v=UuDXMg7ukIw&list=OLAK5uy_lTAG3XN4GhuFbPfbs2L-SIshCWilx6ikk), che ho avuto l’immensa fortuna di presentare durante il mio live in diversi Paesi, tra cui il Brasile.

Con “Summer lie” (2009) e “Love is unblound” (2011) hai cavalcato le classifiche internazionali. Inoltre, nel 2012 è uscito “My love is love” (del Maestro Giancarlo Bigazzi), nel 2013 “The way”, prodotta da David Guetta. Che emozioni hai provato a collaborare con professionisti di tale calibro?

Allora, per quanto riguarda il brano “The way”, è stato lavorato tra l’Italia e lo studio parigino di David Guetta, quindi non è stata una collaborazione diretta. È stato un singolo di successo, con 10.000 copie vendute solo in prevendita. La cosa che mi da un sorriso amaro è il fatto che la musica prodotta in Italia molto spesso (e il mio caso è perfetto) per avere successo debba essere inevitabilmente esportata all’estero. Soprattutto i primi singoli mi hanno aperto la strada verso il Sud America, in cui ho partecipato a festival importanti, ho collaborato con diverse radio e televisioni locali, ho fatto anche tanti concerti. Mi sono dunque trovata catapultata in un mondo totalmente diverso, mondo che veniva “infranto” oserei dire nel momento in cui tornavo in Italia, nel senso che ricominciavo a fare serate più intime, da 50/100 persone, in club e pub vari con la mia band (naturalmente sempre con grande soddisfazione ed umiltà).

Ed è proprio questo il punto debole della musica italiana. In Italia non ci si rende conto del talento nostrano, ma si guarda con più esuberanza alla musica internazionale, cancellando ogni traccia di orgoglio nazionale.

Che tra l’altro è una contraddizione pazzesca , perché l’Italia è il Paese per antonomasia dell’arte, della cultura. Questo perché non le si guarda con positività. Purtroppo, ci sono pochi spazi, e questi spazi (è brutto da dire, ma è la verità) sono “predestinati”, ricoperti sempre da una solita cerchia. Ripeto, non sputo sul piatto in cui mangio, però è anche giusto dire le cose come stanno e non vivere nel Paese dei Balocchi: noi italiani sbagliamo a valutare noi stessi, perché all’estero l’Italia è vista come la nazione più “wow”! Noi abbiamo paura di dire che siamo italiani, quando invece durante i miei concerti all’estero, nel momento in cui si scopriva che ero italiana, a tutti brillavano gli occhi.

Questo probabilmente perché c’è troppa ignoranza e troppa poca cultura. Non conoscendo il nostro passato e le nostre capacità, è ovvio che ci sottovalutiamo. Solo conoscendo la “farina del proprio sacco” si può imparare a guardare alle altre culture con la giusta apertura mentale.

Assolutamente sì! È uno scambio e un arricchimento continuo perché, conoscendo le altre culture, impari ad analizzare ed apprezzare maggiormente la tua!

A parer mio, il problema dell’italiano medio è la sua saccenteria, il suo essere molto critico e poco autocritico. Non si osserva, non si guarda all’altro con curiosità per migliorare ancora di più se stessi, ma si tende ad affossare il “nemico”. Posso dire che lo spirito di collaborazione che c’è fuori è assurdo! Per mia grande sorpresa, sono stata scelta tra i 12 partecipanti provenienti da tutto il mondo al “Cerbul de Aur” (Cervo d’Oro in italiano), che sarebbe un equivalente del nostro Festival di Sanremo, il terzo festival più importante in Europa dopo l’Eurovision, e con mio grandissimo stupore ho vinto il Festival. Ti posso dire che lo spirito di aggregazione tra noi artisti e con il team che lavorava con loro è stato qualcosa di grandioso.

Non per niente in Latino America  sei chiamata la “Urban Pop Diva”. Nonostante questo, però, hai deciso di tornare in Italia per partecipare a “The voice” e di crescere artisticamente assieme al coach, nonché al grandissimo artista Gigi D’Alessio (ti confesso che quand’ero bambina era il mio idolo). Al di là del genere che può piacere o meno, ha una professionalità assurda (non per niente ancora oggi è un cantante di successo).

Allora, intanto devo confessarti che all’inizio non avevo considerato quest’opportunità, perché non mi andava molto a genio l’idea di partecipare ad un talent show. Successivamente, ho pensato di partecipare a quello che  mi sapesse più di tutti di musica, appunto, The Voice. Quando ho scoperto di aver passato il primo provino, e che quindi avrei dovuto affrontare le Blind Auditions (video esibizione: https://www.youtube.com/watch?v=3w1-lXx8bRE), sono andata lì senza alcuna pretesa; addirittura con un po’ di incoscienza perché rischiavo di rovinare anni di carriera se avessi fatto una brutta figura. Invece, con mia grande sorpresa, si sono girati tutti e quattro i giudici. Io speravo fin dall’inizio che si girasse almeno Gigi, perché ha una competenza musicale infinita, e inoltre mi ha sempre dato l’idea di essere una persona propositiva e solare, e in  effetti è stato proprio così! Una persona squisita, semplice, che mi ha aiutato tanto, e soprattutto una persona pratica. C’era sempre, anche durante le prove, anche quando non era tenuto ad esserci, in sala prove; per me è stato quello il senso di The Voice!

È proprio bella quest’umiltà che hai, perché nella vita non si smette mai di imparare!

Quando eserciti un qualsiasi mestiere, che sia o artistico, o imprenditoriale, comunque cerchi di prefissarti degli obiettivi a breve, medio e lungo termine, e cerchi passo passo di raggiungerli. Quindi non si finisce mai di imparare, è una crescita continua, ed è proprio questo il bello!

Toglimi una curiosità: c’è stato qualcuno che ti ha spinto ad intraprendere questa strada o hai fatto tutto da sola?

Allora, intanto preciso che la mia non è una famiglia di musicisti, come di solito si sente dire da molti cantanti. A 8 anni la figlia di amici studiava pianoforte, quindi ho deciso di chiedere ai miei di iscrivermi ad un corso di pianoforte. Per un po’ d’anni mi sono dunque dedicata allo studio della musica classica. Arrivata ai 13-14 anni ho capito che volevo far altro, allora ho deciso di iscrivermi alla band d’istituto delle scuole superiori come tastierista, ma mi sono cimentata nel ruolo di cantante dato che c’era questa carenza. La prima canzone che ho cantato è stata “Animal instinct” dei Cranberries (1998); da lì è iniziato tutto. Ero l’unica ragazza, quindi mi trattavano come un maschio, caricavo e scaricavo l’attrezzatura, montavo l’amplificazione, ho imparato molto da quell’esperienza.

I miei genitori sono sempre rimasti perplessi di questo mio talento; forse avrò preso dal nonno, che suonava la tromba nella banda del paese, ma non era il suo mestiere. Nonostante ciò, mi hanno sempre appoggiata, anzi, mi hanno incoraggiata ogni volta.

Bellissimo. Una fortuna che non tutti hanno. Un’ultima domanda: con chi ti piacerebbe collaborare in futuro e quali sono i tuoi progetti? (Piccolo spoiler XD)

Io ascolto tanto di tutto, quindi non ho un artista preferito da scegliere. Fanno parte tutti di generi completamente diversi. Come artista internazionale, adoro Lady Gaga, lei sarebbe la mia prima scelta. Come artisti italiani, sono un po’ più “old school”: mi sono sempre piaciuti Nek, i Negramaro, andiamo quindi a toccare il genere rock.

Come progetti futuri, posso dirti che farò un sacco di cose fighe in Romania, tra cui programmi televisivi. Sto lavorando a un po’ di progetti che per ora rimangono top secret, fino a quando non saranno certi, ma posso assicurarti che ci sono tante cose che bollono in pentola! Sono molto positiva!

Perfetto! Allora ti seguiremo per scoprire cosa ci nascondi! Io ti ringrazio per quest’intervista/chiacchierata. So che sei molto impegnata, quindi grazie per il tempo che mi hai dedicato!

È stato un piacere! Grazie a te, sei stata gentilissima e piacevole! A presto!