Essere un macigno… ad ogni passo per inseguire i propri sogni (Intervista a Federico di Napoli)

“Nel buio di questa stanza ci sono soltanto io, ed ogni passo di ieri rimbomba, non passa più neanche Dio. Questa sera non mi basto, sono solo anche se sto con i miei, avrei bisogno di un posto dove il sole scaldi tutti i miei vorrei”. Questi sono i primi versi del brano Macigno di Federico di Napoli, artista partenopeo. Un brano che mi ha trasmesso un messaggio forte, quello di andare avanti nonostante le difficoltà della vita. Un concetto che molti di noi conoscono, ma che in pochi mettono davvero in pratica, perché è facile parlare quando sono gli altri ad affrontare un brutto periodo, mentre quando dobbiamo essere noi a stringere i denti ci piangiamo addosso dimenticando tutti i bei consigli dati. Dovremmo imparare ad essere “macigni” a volte, a non farci scalfire così facilmente dalle persone e dalle esperienze negative. Se volete saperne di più su quest’artista, ascoltate la mia chiacchierata con lui!

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Non me ne frega se non ci vedo bene (Intervista a Benedetta Raina)

Sentirsi perennemente un passo indietro rispetto agli altri, un po’ “meno evoluti”, ma in realtà essere con la mente avanti, avere una maggiore maturità e, nonostante ciò, essere sempre insicuri di sé stessi e delle proprie capacità. Quante volte ci siamo sentiti o ci sentiamo ancora così? Sbagliati, inadeguati in questa società che spesso ci vuole tutti uguali: tutti con lo stesso viso, gli stessi vestiti, lo stesso fisico, la stessa mente, la stessa anima. C’è, però, chi non si sente uguale agli altri e non riesce ad omologarsi ad essi, ma allo stesso tempo non si accetta perché pensa che la sua diversità sia qualcosa di strano da occultare, da cambiare. Poi, ad un certo punto si aprono gli occhi e ci si rende conto del fatto che, nonostante tutto, bisogna accettarsi per quelli che si è, con la consapevolezza che si può migliorare ma col tempo, senza avere troppa fretta di arrivare subito all’obiettivo, e che alla fine non si è così male. Ed è proprio in quel momento che capisci che non importa più quello che la gente possa pensare di te, non hai più paura di dire che non stai bene, hai paura di dire che bene tu non stai mai, e che non te ne frega se non ci vedi bene.

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L’insostenibile leggerezza dell’indie (Intervista a La Scapigliatura)

Niccolò e Jacopo Bodini de La Scapigliatura

Cos’è leggero, superficiale? Cos’è invece pesante, profondo? Possiamo davvero trovare una definizione in modo netto ed oggettivo del concreto e dell’astratto? Possiamo davvero classificare in tal modo le idee e posizionarle su un piatto o l’altro della bilancia, come fossero ingredienti di chissà quale ricetta perfetta? Io credo che anche il “banale” possa avere un lato profondo, e che un concetto pesante possa essere veicolato in modi considerati “leggeri”, “easy”. Se vi va di ragionarci un po’ su, fatelo ascoltando la mia chiacchierata con La Scapigliatura, band cremonese formata dai fratelli Niccolò e Jacopo Bodini.

Continuare a camminare per realizzare i propri sogni (Intervista a Caterina Cropelli)

“Sono qui per mettermi in gioco. La musica per me è stata la mia medicina, mi ha aiutato in momenti molto difficili (…) mi sono rifiutata di diventare briciole”. È quello che Caterina Cropelli, giovane cantautrice trentina, ha dichiarato durante le audizioni della sedicesima edizione di X Factor. Qualche giorno fa ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con lei. Vi lascio subito alla nostra chiacchierata!

Ciao! Presentati.

Ciao! Mi chiamo Caterina e sono una cantautrice, trentina e ritardataria.

Hai iniziato a simpatizzare prima con la chitarra o con la voce? A che età?

Prima con la voce, all’asilo ero una radiolina, cantavo sempre. Verso i tredici anni ho cominciato a suonicchiare la chitarra con lo scopo di accompagnarmi nel canto. È stato amore a prima vista, da lì non l’ho più lasciata.

Quando e in che occasione hai iniziato a scrivere canzoni? Ti ricordi la prima in assoluto che hai composto?

Ho iniziato a scrivere canzoni dopo il mio percorso ad X Factor, non l’avevo mai fatto prima, per me è stata una grande scoperta.

La prima canzone che ho scritto, seppur molto semplice, trattava la tematica dei disturbi alimentari. Non è mai stata pubblicata sulle piattaforme digitali, ne ho semplicemente pubblicato un video sul mio profilo Instagram. L’obiettivo principale era quello di stare accanto, attraverso la musica, a tutti coloro che soffrono di anoressia e bulimia e, di conseguenza, ricambiare questa bellissima arte del favore che mi fece tempo fa.

In parte ci sono riuscita, perché questa canzone è stata usata come “inno” per il 15 marzo, giornata del Fiocchetto Lilla nata per ricordare, far sentire meno soli e sostenere le vittime di questi disturbi e le loro famiglie. 

È stato difficile scegliere di dedicare la propria vita interamente alla musica? Avevi altri progetti in mente?

Diciamo che la musica si è sempre posta al centro della mia vita. Durante la maturità mi sono trovata a studiare e, al contempo, fare i provini per X Factor. Poi, come per magia, sono entrata nel programma e mi sono ritrovata catapultata in questo mondo così “particolare” ma al contempo meraviglioso. Non mi sono mai chiesta quale strada prendere … ho continuato semplicemente a camminare! 

A proposito di X Factor 2016, ti andrebbe di raccontarmi in breve la tua esperienza? Inoltre, in questi quattro anni è cambiato il tuo approccio alla musica? Insomma, sei rimasta fedele al tuo genere o hai avuto modo di mettere “le mani in pasta” in altri generi musicali?

X Factor è stata un’esperienza molto forte, mi è sembrato di vivere tre anni in uno. Ho avuto modo di confrontarmi e di cantare su un palco con artisti pazzeschi, è chiaro che mi ha fatto crescere molto. Durante il programma ho avuto modo di esibirmi con brani appartenenti al cantautorato italiano. Grazie a quest’esperienza ho scoperto che mi piace moltissimo cantare ed esprimermi nella mia lingua. Semplicemente mi sono lasciata influenzare da quello che mi circondava e ho ampliato tanto i miei orizzonti musicali. 

Mi sento però una Caterina molto diversa da quella che ha fatto il programma proprio perché prima cantavo le canzoni degli altri e ora scrivo le mie.

A proposito, “Caterina” è il tuo primo album, uscito il 27 Marzo. Potremmo considerarlo un po’ come uno specchio in cui si riflette la tua personalità in modo cristallino? 

“Caterina” è il titolo del mio album. Ho deciso di dargli il mio nome perché dipinge perfettamente i tanti piccoli pezzi che compongono il puzzle della mia personalità. Ho voluto regalare me stessa al pubblico, donarmi alla gente al cento per cento, mi sento di dire che questo disco è stato scritto davvero col cuore. È stata un’occasione per che guardarmi dentro, mi ha permesso di “scannerizzare” la mia anima ancora una volta, dunque mi ha fatto crescere tanto!

Voglio tornare un attimo ad X Factor: durante i provini hai detto che la musica è stata la tua medicina. Non posso che essere totalmente d’accordo con te. La musica è stata la mia forza e lo è ancora. Ma torniamo a te: che consiglio daresti a tutti coloro che vogliono intraprendere questo percorso ma che non sanno come muoversi in questo campo?

Non so se può essere un consiglio, sicuramente bisogna crederci molto e perseverare, avere pazienza. Come avrete già sentito molte volte, questo è un mondo molto difficile, in cui veramente in pochi riescono. Bisogna essere molto caparbi, ma credo che con la giusta determinazione, talento e un pizzico di fortuna si possa riuscire a fare della musica il proprio futuro. Inoltre, credo che se una cosa è destinata a te troverrà il modo di raggiungerti!

Grazie mille per questa piacevole chiacchierata, è stato davvero un piacere!

Ma grazie a te! A presto!

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Guardare il bicchiere mezzo pieno e non porre limiti alla nostra personalità (Intervista a Francesco Faggi)

Buonasera.

Come va? Spero bene.

Come tutti i lunedì, anche oggi pubblico una nuova intervista, o per meglio dire, chiacchierata. Non mi piace sembrare quella che non sono, ovvero una professionista che intervista altri professionisti in ambito musicale. Sono una ragazza che fa questo per passione, perché le piace condividere il suo amore per la musica con gli altri. Non mi piace fare domande sterili ad un interlocutore che risponde con frasi fatte, trite e ritrite. Mi piace creare (o almeno ci provo) un’atmosfera piacevole, molto “scialla”, senza troppi formalismi.

Non faccio niente di speciale, cerco semplicemente di fare ciò che la musica ha fatto e continua a fare per me: “dialogare”, seppur metaforicamente, con una persona che non conosci e di comprenderla a suon di note e di armonie. È vero, io mi servo delle parole, non di melodie, ma sono sempre parole intrise di musica, che mi permettono di conoscere artisti, persone con cui condivido la stessa passione che hanno avuto la fortuna ed il coraggio di trasformare in lavoro. Sì, perché ci vuole coraggio a mollare tutto ed inseguire i propri sogni, anche quando non è quello che gli altri si aspettano da te, anche quando tutto sembra remarti contro. Ci vuole coraggio a vedere il bicchiere mezzo pieno in periodi bui, incerti, che sembrano sfaldare ogni tua ambizione, ogni tua speranza, e ridurla in polvere. Per questo io amo parlare con loro, perché loro hanno il coraggio di essere diversi dagli altri e di esserne fieri, non hanno paura di andare controcorrente, perché sanno che vale la pena combattere per fare del loro sogno una realtà.

Francesco Faggi

Vi lascio alla mia chiacchierata con uno dei tanti ragazzi che ha deciso di rischiare tutto per la musica. Sì, uno dei tanti, né il primo né l’ultimo, che probabilmente non farà nulla nella vita perché la musica è un mondo troppo complicato. In quanti la pensano così? Tanti, troppi. È ovvio che ognuno di noi abbia un proprio pensiero, determinato da esperienze personali da non sentenziare. Adesso vi faccio una domanda: a cosa porta questo tipo di ragionamento? Ad un qualcosa di buono, di fruttuoso? Cercate di darvi una risposta, dopodiché ascoltate la mia chiacchierata con Francesco Faggi (un po’ lunghetta, però credo valga la pena ascoltarla tutta).

Lavorare per i bambini con la musica

I bambini. L’innocenza fatta persona.

Beh, non sempre. Siamo abituati a vederli con delle bambole, un pallone o delle macchinine in mano. Li vediamo sorridenti, con gli occhi sprizzanti di gioia, magari in braccio ai propri genitori o mano per la mano con i loro fratelli e sorelle. Ci sono però dei bambini che non hanno questa fortuna, che non hanno giocattoli in mano, ma fucili. Esseri UMANI a cui è stato rubato tutto: la famiglia, gli amici, una vita serena. Questo perché sono nati nel posto sbagliato al momento sbagliato, potremmo chiamarli i “dannati della guerra“, e dunque destinati ad avere gli occhi lucidi non per aver ricevuto un bel regalo, ma per lo scempio a cui devono assistere ogni giorno.

Ci sono, però, quelle persone che decidono di dedicare il proprio tempo a tutti coloro che non hanno avuto la fortuna di nascere in un Paese in cui la parola d’ordine non sia GUERRA o VIOLENZA. Persone che aiutano altre persone. Perché in fondo dovrebbe essere così: siamo tutti UMANI e abbiamo tutti bisogno degli altri. È un concetto così semplice, ma allo stesso tempo così complicato da far capire a questa società che pensa di risolvere tutto con la forza, che si definisce debole o stupida nel momento in cui depone le armi e abbraccia l’altro.

Non tutti sono così, per fortuna. Molte sono le persone disposte a rischiare la propria vita per condividerla con i meno fortunati.

La scorsa settimana ho avuto la possibilità di chiacchierare, seppur attraverso lo schermo, con un musicista. Si chiama Pietro Morello. Vi potrete chiedere che cosa c’entri tutto questo con un pianista. C’entra più di quanto immaginiate, perché questo ragazzo è un missionario. Si arma semplicemente del suo talento per far spuntare sul viso dei più piccoli un sorriso, per ridare un po’ di luce a quegli occhi così giovani ma già così spenti.

Ci tenevo a fare quest’introduzione alla video-intervista (che verte più sulla musica che su questo tema), non per celebrare le buone azioni di questo ragazzo o per scrivere delle belle parole. Le parole sono solo inchiostro che macchia un pezzo di carta, ma è proprio grazie a quella carta e a quell’inchiostro che le parole non vengono buttate al vento, ma vengono impresse nel tempo, proprio come una foto. Definitelo pure un altro, l’ennesimo articolo che vuole impietosire il lettore. A me non importa. Se io ho scritto queste parole è solo per ricordare ancora una volta, a me stessa e a voi, che ogni giorno abbiamo a che fare con PERSONE, con ESSERI UMANI, che hanno una dignità e che meritano rispetto, a prescindere dalla personalità, dal ceto sociale, dalle origini o da altre cavolate.

Detto ciò, vi lascio alla nostra chiacchierata. Ringrazio ancora una volta Pietro per la sua disponibilità.

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1990: mix letale di disco music e trap

Copertina album 1990

Il 24 Luglio è uscito 1990, il nuovo album di Achille Lauro.

Un’altra opera d’arte che si aggiunge alla lista degli album futuristici di quest’artista poliedrico.

Dalla samba-trap di Amore Mi’ al rock’n’roll del brano anticonformista sanremese (sarà forse un ossimoro?) Rolls Royce, fino al punk spudorato di Me ne frego: “la Reginetta del Punk, il Re del Rock, la Stella del Pop” Lauro de Marinis, in arte Achille Lauro, osa ancora (tanto per restare coerente con la sua personalità) con un disco dalle sonorità della disco music anni ’90 miste all’autotune tipico della trap contemporanea.

Lauro aveva già messo le mani in pasta nel mood anni ’90 revisionando il brano Be my lover di La Bouche, dandogli un tocco malinconico e intitolando il pezzo 1990, proprio come il nuovo album. Un progetto dunque lavorato nei minimi dettagli, riflesso dell’anima di un artista che non lascia nulla al caso e che vuole creare una linea di contiguità tra i vari album pur nuotando in generi musicali (apparentemente) diversi tra loro.

Un altro schiaffo, l’ennesimo all’industria musicale, etichettata come ricercatrice di hit pop mainstream che hanno un ottimo share tra il pubblico e sui social (perché ormai la musica non si compra, si ascolta).

Scatmen ft. Ghali e Gemitaiz

La “De Marinis SRL” promuove un album disco-punk (se si può etichettare in tal modo l’opera di un artista che non può e non vuole essere rinchiuso nella stretta gabbia di un mero genere musicale) composto da sette tracce: Be my lover (rivisitazione a sua volta del brano precedente 1990), Scat Men (da Scatman’s world), Sweet dreams, Me and you, The summer’s imagine (da The summer is magic), Blu (da Blue Da Ba dee) e I wanna be an illusion (da Illusion). Diversi gli amici che Lauro ha voluto come parte integrante dell’album: dai veterani Alexia, Eiffel 65 e Benny Benassi agli artisti del panorama contemporaneo Ghali, Capo Plaza, Gemitaiz, Massimo Pericolo e Annalisa.

Dopo un album così meticolosamente curato, un’opera d’arte che ha toccato l’intoccabile, che ha regalato una nuova faccia a sette brani cult della dance music degli anni ’90, non si sa cosa aspettarsi ancora dal suo genitore che, durante una recente intervista a Rtl 102.5, ha dichiarato: “Ho praticamente i prossimi cinque anni scritti già”. Non ha dunque giocato tutte le sue carte quest’artista il cui tallone d’Achille è la sperimentazione. Insieme al suo amico e collaboratore Edoardo Manozzi, in arte Boss Doms, durante un’intervista condotta da Davide Maggio Lauro ha spiegato: “La nostra carriera è basata sull’innovazione, non tanto per stupire lo spettatore, ma perché non ci piace la monotonia”.

Ci si aspetta ancora tanta musica e tanta follia da quest’artista, tra l’altro chief creative director dell’imponente etichetta musicale Elektra Records, che non ha voluto fare assoluta chiarezza sui prossimi progetti. Si pensa ad una collaborazione con la grande stella della musica italiana Mina: “Mina vuole una canzone da Vasco Rossi e… Achille Lauro”. Sono queste le parole de “Il giornale”, screenshottate da Achille Lauro, che risponde con un post su Instagram: “Ho venduto l’anima ad un diavolo ed il mio cuore con dentro chi amavo solo per questo. Al suo servizio regina”.

Intanto, però, tuffiamoci negli anni ’90 con 1990:

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(Articolo pubblicato per Radio Power Italia)

Smuoviamo la città: dal lockdown alla normalità

Copertina dell’album Smuoviamo la città

Il 29 Giugno è uscito su tutte le piattaforme digitali “Smuoviamo la città”, il nuovo album dei Blonde Brothers. L’anno scorso avevo già avuto modo di parlare con i due fratelli Francesco e Luca Baù della loro passione per la musica e delle loro esperienze in tale ambito (link intervista: https://passionfor.music.blog/2019/07/22/diluiamo-lestate-con-i-blonde-brothers-intervista/).

Quest’anno, però, il duo di Sasso è tornato con un album fresco, grintoso, dal sound electro-country, di conseguenza non potevo non approfittare di quest’occasione per parlare di e con loro!

“Smuoviamo la città è uno slogan che invita a vivere intensamente ogni attimo, solitamente come fanno i bambini”. Inizia così la mia intervista a questi due ragazzi talentuosi che hanno tanta voglia di far sentire la propria voce in un periodo in cui tutto il mondo si è fermato, bloccato da una pandemia che sembra non volersi arrestare.

Non aggiungo nient’altro … vi lascio all’intervista in pillole. Che cos’è? Semplicemente una nuova modalità che ho voluto sperimentare per questo blog: semplice, concisa e allo stesso tempo chiara. Così vi risparmio le mie chiacchierate logorroiche … 😂

Tuttavia, per vostra sfortuna, non credo vi libererete di me così facilmente. Torneranno le chiacchierate con tanti artisti emergenti, quindi … stay tuned!

Intanto, godetevi la mia intervista ai Blonde Brothers! Buona visione!

Album Smuoviamo la città

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Nobili certezze (Intervista a Dario Cavaliere)

“Sono in viaggio su un treno in ritardo, la stazione che cerco dov’è? Sembra ormai che nessuno conosca una meta precisa per sé”.

Credo che chiunque di noi si sia domandato (o si stia domandando adesso) cosa fare della propria vita, che strada prendere per diventare persone migliori e combattere i propri mostri.

Dario Cavaliere, cantautore pop casertano, ci ha pensato a lungo, e proprio da queste riflessioni è nata “Nobili certezze” (link YouTube alla fine dell’articolo). Curiosi di sapere meglio di cosa parla? Se sì, leggete la mia chiacchierata con lui!

Inoltre, se vi interessa conoscere in modo più approfondito il suo percorso musicale, scorrete il cursore in basso e ascoltate la mia video-intervista!

Ciao! Presentati!

Ciao! Sono Dario Cavaliere, ho 29 anni, e sono un cantautore pop.

Quando hai iniziato a fare musica?

Ho iniziato a 16 anni,  precisamente nel 2007.

La tua famiglia e i tuoi amici ti hanno supportato o sono stati contrari?

Mi hanno sempre supportato tutti, sia famiglia che amici, e di questo sono davvero grato, perché è una fortuna che non tutti hanno. Purtroppo molto spesso se non si è artisti non si capisce il valore della musica. Si tende a considerarla più una passione che una vera e propria opportunità lavorativa.

Quali i tuoi pregi e difetti in musica?

I miei pregi sono sicuramente l’impegno e la costanza nella ricerca del miglioramento. Riguardi ai difetti, ho delle lacune nel suonare il pianoforte, che sto provvedendo a risolvere studiando teoria.

Cosa pensi ti contraddistingua?

Penso di avere una mia identità artistica che dopo anni di esperienza e ricerca è venuta fuori.

Quali sono state le esperienze che più di tutti ti hanno segnato?

Ho avuto una band per 6 anni, I Dreamway Tales, con la quale ho inciso due album, varie aperture nei palazzetti di artisti famosi di quel periodo, come i Lost, i Sonhora e i Finley, ed anche alcuni passaggi in radio. Ho vinto un concorso alla casa della musica chiamato Giovani Talenti che mi ha portato anche al secondo posto al festival di Avezzano e in semifinale a Castrocaro nel 2015.

Nel 2016 è uscito il tuo singolo Nobili certezze (link alla fine dell’articolo). Di cosa parla?

Nobili certezze parla di un conflitto interiore che tutti possiamo avere nella vita. Le nobili certezze sono quello che resta di una personalità, quello che ci serve per affrontare il nostro lato oscuro (secondo me tutti abbiamo una parte buona e una cattiva; questo si può evincere dal video, in cui ci sono due me, uno vestito in bianco e uno in nero, che alla fine si uniscono). Sono dunque la base solida dell’animo, più o meno nascosta, che ci permette di diventare persone migliori. Per farle emergere, dunque, dobbiamo combattere e lavorare ogni giorno su noi stessi.

Bellissimo! Una curiosità: Pro o contro i talent?

Dipende dalla situazione e dall’artista in questione. Se sai gestire bene il tutto, se sai scendere a compromessi (nel senso positivo del termine) e dunque metterti in discussione ogni giorno, i talent possono essere un’ottima vetrina, ma essi devono essere un punto di partenza, di crescita, mai di arrivo.

Il tuo sogno nel cassetto?

Riuscire a fare della musica il mio lavoro per tutta la vita.

Con quale artista ti piacerebbe duettare?

Con chiunque possa farmi crescere umanamente ed artisticamente. Io penso che qualsiasi artista che abbia qualcosa da dire merita di essere ascoltato, dunque per me sarebbe già tanto collaborare con dei professionisti. Però, se proprio dovessi scegliere, mi piacerebbe davvero tanto duettare con Brendon Urie, Gerard Way ed Elisa.

Progetti futuri (piccolo spoiler 😝)

Sto lavorando ad un album con la mia produzione e ci sono varie situazioni musicali dove proverò ad inserirmi per fare carriera, speriamo bene! 🤣

Video-intervista a Dario Cavaliere
Videoclip di Nobili certezze

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Italiano e inglese: strumenti d’espressione per Grid.

“Sono gli anni migliori, impara dai tuoi errori”. Questo è un verso di “Frammenti”, brano introspettivo di Fabiana Mattuzzi, giovanissima cantante veneta che ha deciso di mettersi a nudo raccontando la sua adolescenza attraverso la sua arte, la musica.

Ecco qui la nostra chiacchierata. Buona lettura!

Ciao! Presentati!

Ciao a tutti! Sono Fabiana Mattuzzi, in arte Grid, ho 19 anni, sono una cantautrice e il mio genere musicale di riferimento è il pop.  

Quando hai iniziato ad intraprendere questo percorso? Inoltre, hai subito capito che questa fosse la tua strada?

La musica è sempre stata la mia vita. Ho sempre voluto fare questo fin da piccolina e già all’età di 6 anni facevo le mie prime esibizioni.

 Chi sono i tuoi artisti di riferimento?

Sono cresciuta ascoltando Adele e Anastasia, ma ammetto che nell’ ultimo periodo Dua Lipa mi ha molto colpita.

Nel tuo canale YouTube (link profilo a fine articolo) ci sono sia cover che tuoi brani. Preferisci “andare sul sicuro” cantando un tuo brano e quindi esprimendo al massimo le tue doti canore, oppure ti piace metterti alla prova interpretando brani non tuoi?

Penso che non ci sia cosa più bella dello scrivere le proprie canzoni e trasmettere i propri messaggi. Amo scrivere e comporre le mie canzoni ma, ovviamente, prima di scrivere cose mie ho portato sul mio canale delle cover che mi piacevano. Naturalmente cerco di fare ogni cover un po’ mia, per arrivare al pubblico e trasmettere loro un messaggio.

Nel 2017 arrivi in finale a Sanremo New Talent e a Sanremo Unlimited. Nel 2018 ti esibisci a Casa Sanremo e vieni scelta da Red Ronnie per cantare al Palafiori. Proprio in quest’occasione proponi il tuo singolo “Frammenti” (link a fine articolo). Inoltre, vinci il premio come Miglior Artista Femminile e Miglior Immagine a Sanremo Music Awards…

Il 2017 e il 2018 sono stati anni importanti che mi hanno fatto capire che questa è la mia strada. Vincere come migliore artista femminile tra cinque mila candidati è stato bellissimo. Sempre nel 2017 ho partecipato al concorso “Piove è Musica”, e ho addirittura vinto il premio come favorita del pubblico e una borsa di studio! Essere stata scelta poi da Red Ronnie è stata un’emozione unica…. Mi disse: “Tu vivi di musica, te lo si legge negli occhi”.

Nel giugno 2018 esce “Summer Love” (link a fine articolo), il tuo primo inedito. Differenze con Frammenti (dal punto di vista stilistico e tematico).

Summer Love è stato il mio primo singolo in uscita anche se avevo scritto prima Frammenti. Sono due canzoni molto diverse che però raccontano due parti di me. Frammenti racconta la mia adolescenza e dietro al testo si nascondono molti momenti della mia infanzia. Proprio per questo ho aspettato nel farla uscire, perché volevo che fosse perfetta. Riguardo Summer Love, scritta in un giorno, ho subito sentito che quella fosse la canzone giusta. Appena ho finito di scriverla, mi sono detta: “È questa!”.

Perché hai scelto proprio la lingua inglese per esprimerti al meglio?

Ho deciso di comporre in inglese perché, avendo fatto elementari, medie e liceo in una scuola inglese, ho sempre cantato in questa lingua, quindi l’ho sempre sentita molto vicina. Mi sono avvicinata all’italiano solo quando ho iniziato l’Accademia Musicale a Rimini e da quel momento ho cominciato a comporre anche in italiano.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Di sicuro in questo 2020 ci saranno due singoli in uscita. Il prossimo a breve, proprio a inizio luglio, ed è in collaborazione con Hugo Marlo, un fantastico cantante spagnolo vincitore di Got Talent in Spagna e finalista di La Voz. Stiamo lavorando moltissimo e di sicuro il mio futuro me lo immagino a fare concerti, comporre sempre nuova musica ed incontrare tutte le persone che mi supportano.

Grazie mille per questa chiacchierata! È stato un piacere!

Ma grazie a te! A presto!

Fabiana Mattuzzi – Frammenti
Fabiana Mattuzzi – Summer Love
Intervista Red Ronnie a Fabiana Mattuzzi

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