Lavorare per i bambini con la musica

I bambini. L’innocenza fatta persona.

Beh, non sempre. Siamo abituati a vederli con delle bambole, un pallone o delle macchinine in mano. Li vediamo sorridenti, con gli occhi sprizzanti di gioia, magari in braccio ai propri genitori o mano per la mano con i loro fratelli e sorelle. Ci sono però dei bambini che non hanno questa fortuna, che non hanno giocattoli in mano, ma fucili. Esseri UMANI a cui è stato rubato tutto: la famiglia, gli amici, una vita serena. Questo perché sono nati nel posto sbagliato al momento sbagliato, potremmo chiamarli i “dannati della guerra“, e dunque destinati ad avere gli occhi lucidi non per aver ricevuto un bel regalo, ma per lo scempio a cui devono assistere ogni giorno.

Ci sono, però, quelle persone che decidono di dedicare il proprio tempo a tutti coloro che non hanno avuto la fortuna di nascere in un Paese in cui la parola d’ordine non sia GUERRA o VIOLENZA. Persone che aiutano altre persone. Perché in fondo dovrebbe essere così: siamo tutti UMANI e abbiamo tutti bisogno degli altri. È un concetto così semplice, ma allo stesso tempo così complicato da far capire a questa società che pensa di risolvere tutto con la forza, che si definisce debole o stupida nel momento in cui depone le armi e abbraccia l’altro.

Non tutti sono così, per fortuna. Molte sono le persone disposte a rischiare la propria vita per condividerla con i meno fortunati.

La scorsa settimana ho avuto la possibilità di chiacchierare, seppur attraverso lo schermo, con un musicista. Si chiama Pietro Morello. Vi potrete chiedere che cosa c’entri tutto questo con un pianista. C’entra più di quanto immaginiate, perché questo ragazzo è un missionario. Si arma semplicemente del suo talento per far spuntare sul viso dei più piccoli un sorriso, per ridare un po’ di luce a quegli occhi così giovani ma già così spenti.

Ci tenevo a fare quest’introduzione alla video-intervista (che verte più sulla musica che su questo tema), non per celebrare le buone azioni di questo ragazzo o per scrivere delle belle parole. Le parole sono solo inchiostro che macchia un pezzo di carta, ma è proprio grazie a quella carta e a quell’inchiostro che le parole non vengono buttate al vento, ma vengono impresse nel tempo, proprio come una foto. Definitelo pure un altro, l’ennesimo articolo che vuole impietosire il lettore. A me non importa. Se io ho scritto queste parole è solo per ricordare ancora una volta, a me stessa e a voi, che ogni giorno abbiamo a che fare con PERSONE, con ESSERI UMANI, che hanno una dignità e che meritano rispetto, a prescindere dalla personalità, dal ceto sociale, dalle origini o da altre cavolate.

Detto ciò, vi lascio alla nostra chiacchierata. Ringrazio ancora una volta Pietro per la sua disponibilità.

PROFILI SOCIAL PIETRO MORELLO:

MIEI PROFILI SOCIAL:

1990: mix letale di disco music e trap

Copertina album 1990

Il 24 Luglio è uscito 1990, il nuovo album di Achille Lauro.

Un’altra opera d’arte che si aggiunge alla lista degli album futuristici di quest’artista poliedrico.

Dalla samba-trap di Amore Mi’ al rock’n’roll del brano anticonformista sanremese (sarà forse un ossimoro?) Rolls Royce, fino al punk spudorato di Me ne frego: “la Reginetta del Punk, il Re del Rock, la Stella del Pop” Lauro de Marinis, in arte Achille Lauro, osa ancora (tanto per restare coerente con la sua personalità) con un disco dalle sonorità della disco music anni ’90 miste all’autotune tipico della trap contemporanea.

Lauro aveva già messo le mani in pasta nel mood anni ’90 revisionando il brano Be my lover di La Bouche, dandogli un tocco malinconico e intitolando il pezzo 1990, proprio come il nuovo album. Un progetto dunque lavorato nei minimi dettagli, riflesso dell’anima di un artista che non lascia nulla al caso e che vuole creare una linea di contiguità tra i vari album pur nuotando in generi musicali (apparentemente) diversi tra loro.

Un altro schiaffo, l’ennesimo all’industria musicale, etichettata come ricercatrice di hit pop mainstream che hanno un ottimo share tra il pubblico e sui social (perché ormai la musica non si compra, si ascolta).

Scatmen ft. Ghali e Gemitaiz

La “De Marinis SRL” promuove un album disco-punk (se si può etichettare in tal modo l’opera di un artista che non può e non vuole essere rinchiuso nella stretta gabbia di un mero genere musicale) composto da sette tracce: Be my lover (rivisitazione a sua volta del brano precedente 1990), Scat Men (da Scatman’s world), Sweet dreams, Me and you, The summer’s imagine (da The summer is magic), Blu (da Blue Da Ba dee) e I wanna be an illusion (da Illusion). Diversi gli amici che Lauro ha voluto come parte integrante dell’album: dai veterani Alexia, Eiffel 65 e Benny Benassi agli artisti del panorama contemporaneo Ghali, Capo Plaza, Gemitaiz, Massimo Pericolo e Annalisa.

Dopo un album così meticolosamente curato, un’opera d’arte che ha toccato l’intoccabile, che ha regalato una nuova faccia a sette brani cult della dance music degli anni ’90, non si sa cosa aspettarsi ancora dal suo genitore che, durante una recente intervista a Rtl 102.5, ha dichiarato: “Ho praticamente i prossimi cinque anni scritti già”. Non ha dunque giocato tutte le sue carte quest’artista il cui tallone d’Achille è la sperimentazione. Insieme al suo amico e collaboratore Edoardo Manozzi, in arte Boss Doms, durante un’intervista condotta da Davide Maggio Lauro ha spiegato: “La nostra carriera è basata sull’innovazione, non tanto per stupire lo spettatore, ma perché non ci piace la monotonia”.

Ci si aspetta ancora tanta musica e tanta follia da quest’artista, tra l’altro chief creative director dell’imponente etichetta musicale Elektra Records, che non ha voluto fare assoluta chiarezza sui prossimi progetti. Si pensa ad una collaborazione con la grande stella della musica italiana Mina: “Mina vuole una canzone da Vasco Rossi e… Achille Lauro”. Sono queste le parole de “Il giornale”, screenshottate da Achille Lauro, che risponde con un post su Instagram: “Ho venduto l’anima ad un diavolo ed il mio cuore con dentro chi amavo solo per questo. Al suo servizio regina”.

Intanto, però, tuffiamoci negli anni ’90 con 1990:

PROFILI SOCIAL ACHILLE LAURO

MIEI PROFILI SOCIAL

(Articolo pubblicato per Radio Power Italia)

Smuoviamo la città: dal lockdown alla normalità

Copertina dell’album Smuoviamo la città

Il 29 Giugno è uscito su tutte le piattaforme digitali “Smuoviamo la città”, il nuovo album dei Blonde Brothers. L’anno scorso avevo già avuto modo di parlare con i due fratelli Francesco e Luca Baù della loro passione per la musica e delle loro esperienze in tale ambito (link intervista: https://passionfor.music.blog/2019/07/22/diluiamo-lestate-con-i-blonde-brothers-intervista/).

Quest’anno, però, il duo di Sasso è tornato con un album fresco, grintoso, dal sound electro-country, di conseguenza non potevo non approfittare di quest’occasione per parlare di e con loro!

“Smuoviamo la città è uno slogan che invita a vivere intensamente ogni attimo, solitamente come fanno i bambini”. Inizia così la mia intervista a questi due ragazzi talentuosi che hanno tanta voglia di far sentire la propria voce in un periodo in cui tutto il mondo si è fermato, bloccato da una pandemia che sembra non volersi arrestare.

Non aggiungo nient’altro … vi lascio all’intervista in pillole. Che cos’è? Semplicemente una nuova modalità che ho voluto sperimentare per questo blog: semplice, concisa e allo stesso tempo chiara. Così vi risparmio le mie chiacchierate logorroiche … 😂

Tuttavia, per vostra sfortuna, non credo vi libererete di me così facilmente. Torneranno le chiacchierate con tanti artisti emergenti, quindi … stay tuned!

Intanto, godetevi la mia intervista ai Blonde Brothers! Buona visione!

Album Smuoviamo la città

PROFILI SOCIAL BLONDE BROTHERS:

MIEI PROFILI SOCIAL

Nobili certezze (Intervista a Dario Cavaliere)

“Sono in viaggio su un treno in ritardo, la stazione che cerco dov’è? Sembra ormai che nessuno conosca una meta precisa per sé”.

Credo che chiunque di noi si sia domandato (o si stia domandando adesso) cosa fare della propria vita, che strada prendere per diventare persone migliori e combattere i propri mostri.

Dario Cavaliere, cantautore pop casertano, ci ha pensato a lungo, e proprio da queste riflessioni è nata “Nobili certezze” (link YouTube alla fine dell’articolo). Curiosi di sapere meglio di cosa parla? Se sì, leggete la mia chiacchierata con lui!

Inoltre, se vi interessa conoscere in modo più approfondito il suo percorso musicale, scorrete il cursore in basso e ascoltate la mia video-intervista!

Ciao! Presentati!

Ciao! Sono Dario Cavaliere, ho 29 anni, e sono un cantautore pop.

Quando hai iniziato a fare musica?

Ho iniziato a 16 anni,  precisamente nel 2007.

La tua famiglia e i tuoi amici ti hanno supportato o sono stati contrari?

Mi hanno sempre supportato tutti, sia famiglia che amici, e di questo sono davvero grato, perché è una fortuna che non tutti hanno. Purtroppo molto spesso se non si è artisti non si capisce il valore della musica. Si tende a considerarla più una passione che una vera e propria opportunità lavorativa.

Quali i tuoi pregi e difetti in musica?

I miei pregi sono sicuramente l’impegno e la costanza nella ricerca del miglioramento. Riguardi ai difetti, ho delle lacune nel suonare il pianoforte, che sto provvedendo a risolvere studiando teoria.

Cosa pensi ti contraddistingua?

Penso di avere una mia identità artistica che dopo anni di esperienza e ricerca è venuta fuori.

Quali sono state le esperienze che più di tutti ti hanno segnato?

Ho avuto una band per 6 anni, I Dreamway Tales, con la quale ho inciso due album, varie aperture nei palazzetti di artisti famosi di quel periodo, come i Lost, i Sonhora e i Finley, ed anche alcuni passaggi in radio. Ho vinto un concorso alla casa della musica chiamato Giovani Talenti che mi ha portato anche al secondo posto al festival di Avezzano e in semifinale a Castrocaro nel 2015.

Nel 2016 è uscito il tuo singolo Nobili certezze (link alla fine dell’articolo). Di cosa parla?

Nobili certezze parla di un conflitto interiore che tutti possiamo avere nella vita. Le nobili certezze sono quello che resta di una personalità, quello che ci serve per affrontare il nostro lato oscuro (secondo me tutti abbiamo una parte buona e una cattiva; questo si può evincere dal video, in cui ci sono due me, uno vestito in bianco e uno in nero, che alla fine si uniscono). Sono dunque la base solida dell’animo, più o meno nascosta, che ci permette di diventare persone migliori. Per farle emergere, dunque, dobbiamo combattere e lavorare ogni giorno su noi stessi.

Bellissimo! Una curiosità: Pro o contro i talent?

Dipende dalla situazione e dall’artista in questione. Se sai gestire bene il tutto, se sai scendere a compromessi (nel senso positivo del termine) e dunque metterti in discussione ogni giorno, i talent possono essere un’ottima vetrina, ma essi devono essere un punto di partenza, di crescita, mai di arrivo.

Il tuo sogno nel cassetto?

Riuscire a fare della musica il mio lavoro per tutta la vita.

Con quale artista ti piacerebbe duettare?

Con chiunque possa farmi crescere umanamente ed artisticamente. Io penso che qualsiasi artista che abbia qualcosa da dire merita di essere ascoltato, dunque per me sarebbe già tanto collaborare con dei professionisti. Però, se proprio dovessi scegliere, mi piacerebbe davvero tanto duettare con Brendon Urie, Gerard Way ed Elisa.

Progetti futuri (piccolo spoiler 😝)

Sto lavorando ad un album con la mia produzione e ci sono varie situazioni musicali dove proverò ad inserirmi per fare carriera, speriamo bene! 🤣

Video-intervista a Dario Cavaliere
Videoclip di Nobili certezze

PROFILI SOCIAL DI DARIO CAVALIERE:

MIEI PROFILI SOCIAL:

“Rapper non per fama, ma per lasciare un segno.” (Intervista ad Hakai)

“Perdo il controllo, lo dico sul foglio, lascio l’orgoglio, poi faccio il bagaglio. (…) Dritto, davanti, i miei sogni distanti, che tocco con gli occhi di chi vive istanti.” Questo è un pezzo del brano “Vento tra le dita” di Hakai, rapper emergente gelese.

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di parlare con lei. Ecco il risultato della nostra chiacchierata. Buona lettura!

Ciao! Presentati!

Ciao, io sono Federica Sammartino, in arte “Hakai”.  Sono una ragazza siciliana, precisamente vengo da Gela.

Oh! Finalmente una mia conterranea!

Hai visto quanto è piccolo il mondo?! 😜

Come potrai ben immaginare, la mia più grande passione fin da piccola è sempre stata la musica, sotto tutti i punti di vista, non solo sulla scrittura.

Ho iniziato questo bellissimo percorso sperimentando con la batteria e nel frattempo anche con la chitarra, ma successivamente, più precisamente all’ età di 14 anni, decisi di intraprendere il mio percorso personale sulla scrittura in rima, per poi cantarla sotto forma di rap.

Come hai iniziato a scrivere canzoni? C’è stato qualcuno che ti ha spinto ad intraprendere questo percorso? Inoltre, hai mai studiato oppure sei autodidatta?

Avanzando con gli anni mi circondavo di gente con la quale condividevo la stessa passione, e giocandoci su siamo riusciti a creare una crew. Non tutto però va come vuoi tu, e dopo tante altre crew create e distrutte, nell’estate del 2018 mi arrivò l’offerta di firmare per un’etichetta. Subito dopo uscì il mio primo singolo “Vento tra le dita”, disponibile su tutte le piattaforme digitali, e in successione “Ops”. (Trovate i link YouTube dei due brani a fine articolo!)

Hai da sempre seguito la scia rap oppure in passato avevi avuto modo di sperimentare altri generi musicali?

Diciamo che ho sempre ascoltato ogni genere musicale dal rock, al reggae, al rap, al pop e al jazz: insomma, mai sempre e solo uno, ma non nascondo che appunto il rap è stato quello al quale ho dato maggior interesse.

Insomma, non ti sei fatta mancare nulla!

Tornando ai tuoi due inediti, nel 2018 è uscita “Vento tra le dita”, l’anno scorso “Ops!”. Di cosa parlano rispettivamente? Inoltre, senti delle differenze dal punto di vista musicale e di scrittura tra i due brani?

Ascoltando queste due canzoni si può benissimo notare la differenza testuale.

“Vento tra le dita” è un pezzo più soft, diciamo dedicato alla spensieratezza, alla libertà, vi si percepisce l’estate in tutte le sue forme. “Ops” invece è una specie di “dissing” alla scena rap/trap italiana. Ho parlato di un mio fastidio rivolto all’ essere tutti copia di qualcuno, quando essere sé stessi e fare la propria musica per PASSIONE e non solo ed unicamente per spicci è più bello.

Naturalmente, questo sempre dalla mia prospettiva di vita.

Comunque, a breve (non vi dirò quando perché è una sorpresa) uscirà il mio nuovo singolo, quindi Stay Tuned !!!

E noi non vediamo l’ora di ascoltarlo!

Ma passiamo alle esibizioni live: ultimamente hai partecipato all’ “#awlabisme contest”: raccontami un po’ di com’è andato e delle emozioni che hai provato nel prendere parte ad una competizione di livello nazionale. Inoltre, è stata la tua prima esperienza?

Dopo aver pubblicato “Ops” tentai per la prima volta per un contest per AwLab.

Mandai il mio pezzo, ma quasi me ne dimenticai 😅

Per mia sorpresa dopo due mesi mi arrivò un’e-mail, in cui c’era scritto che ero stata presa!

Non mi sarei mai aspettata una situazione del genere, è stato emozionante riuscire a parlare, a portare i miei contenuti, i miei testi ad artisti come Ensi, Madame, Clementino, Nayt, ecc.. I loro commenti e vari apprezzamenti sul mio stile e i miei brani non hanno fatto altro che incrementare ancor di più questo viaggio verso la musica.

Cosa pensi dei talent show? Pensi di parteciparvi in futuro?

Non credo che riuscirei a partecipare ad un Talent Show. Io penso che non faccia per me, non faccia parte della mia musica, del mio genere che sarebbe rap/trap.

Che sia chiaro: non dico che sono “contro”, perché mai dire mai, però credo che i talent non potrebbero darmi la possibilità di confrontarmi realmente con colossi che appartengono ai generi pop o soul.

Ultima domanda e poi ti lascio in pace: se dovessi immaginare la Hakai del futuro, come la vorresti?

In realtà non riesco ad immaginarmi come sarà la Hakai del futuro. Più che sull’ immaginazione spero di riuscire a far arrivare a chiunque mi ascolti quello che sto comunicando, insomma, far rispecchiare la gente in quello che vivo io. Quindi posso dirti che spero di diventare una rapper affermata, come ho detto prima non per la fama, ma per lasciare un segno!

Ti ringrazio per la pazienza! 😂

Ma figurati! Anzi, ci tengo a ringraziarti per quest’opportunità. È davvero bello quello che fai!

Troppo gentile! Aspetto l’uscita del tuo nuovo singolo!

Grazie mille! A presto!

PROFILI SOCIAL DI HAKAI:

MIEI PROFILI SOCIAL:

Senza storia: album contro l’omologazione (intervista a Gaetano Nicosia)

Ciao! Presentati!

Sono un musicista dato all’avvocatura o un avvocato che ama le note più degli atti di citazione e delle udienze in Tribunale. Mettila come vuoi. Il risultato è che fra i colleghi sono visto come musicista e fra i musicisti sono visto come avvocato. Ma è un destino a cui sono abituato. Essendo anche io come te, siciliano ma trapiantato al nord, ho sempre vissuto questo problema dell’identità mista e del mancato riconoscimento o del “non appartenere”: a Milano ero il terrone e quando andavo in vacanza in Sicilia mi chiamavano polentone. Ma anche questo fa parte della necessità che abbiamo di catalogare sempre tutto.

Quando hai scoperto la tua passione per la musica e in che modo?

Ho sempre amato la musica, l’ho sempre ascoltata, sin da piccolo. Sempre attratto dalle canzoni, dal rock, dal pop, dal beat, dalla musica classica. Ricordo che con il mio amico del cuore delle elementari facevamo anche delle rappresentazioni teatrali sulle note delle Ouvertures di Rossini, inventandoci dei dialoghi sulle linee dei botta e risposta musicali. Dialoghi senza parole, in cui le parole erano la musica e l’intensità la davano le nostre espressioni, le interpretazioni che davamo. Lui è diventato un famoso e apprezzato baritono che gira il mondo. Ricordo che, ascoltando le note e le linee melodiche ci immaginavamo delle storie, con dei personaggi. Ogni strumento era un personaggio e ogni intermezzo di quello strumento era la parte di quel personaggio nella storia. E passavamo i pomeriggi a interpretare la Gazza ladra, il barbiere di Siviglia, l’Italiana in Algeri, il Guglielmo Tell. Poi anni dopo mi è capitato di andare al suo esordio alla Scala, proprio con Il barbiere di Siviglia. E prima che entrasse in scena ho sentito da dietro il palco la sua voce che precedeva il suo ingresso in scena. Era come quando eravamo bambini, uguale, l’unica differenza era che lui stava sul palco e io in galleria ad ascoltarlo. Non smettevo di piangere.

Il mio legame con la musica è sempre stato forte, viscerale. Ogni momento per me ha sempre avuto una sua canzone. Ogni cosa che mi succede mi richiama il testo o la melodia di una canzone.

Che però potessi suonare o addirittura comporre questo l’ho capito molto dopo rispetto ai pomeriggi in cui ascoltavamo Rossini. La chitarra l’ho imbracciata a 20 anni, prendendo lezione da Elio, il mitico portinaio del mio liceo, il Berchet, a Milano. Negli scantinati con la sua Fender Strato del 1962, bianca decorata con fiori, decisamente hippy. Faceva tremare le pareti e io rimanevo estasiato, lì a guardarlo e avrei dato un braccio per suonare come lui, pensando che non ne sarei mai diventato capace.

Ho iniziato come tutti, con le cover più semplici e sono andato avanti per altri 15 anni. Poi un giorno, in sala prove mi è partito un giro di chitarra e la band mi ha seguito. Erano le prime note di una canzone che ancora non ho prodotto. Tutte e nove i pezzi del mio album sono nati 15 anni fa da un giro di chitarra in sala prove. Col tempo ho preso coscienza del fatto che, di fatto, stavo componendo e ci ho preso gusto. Da lì sono venuti i testi e poi l’idea di fare di tutto questo qualche cosa di concreto, tangibile. È così che sono arrivato all’idea e poi alla produzione vera e propria di un cd. Senza Storia è un percorso di presa di consapevolezza mia.

Quando hai capito che la strada giusta fosse quella giuridica e non quella da artista?

In realtà, per come ti ho detto, non ho mai fatto una scelta. La strada della musica, in termini di composizione l’ho intrapresa a 35 anni, quando ormai avevo il mio percorso professionale. Quindi la musica è arrivata decisamente dopo e si è affiancata alla mia vita. Anche perché potessi scegliere non esiterei nemmeno un attimo, saprei chi buttare giù dalla torre.

Passiamo al tuo disco. S’intitola “Senza storia” (link YouTube alla fine dell’articolo) ed inneggia alla libertà d’espressione. Il protagonista è Memo, batterista sordo. Raccontami di più di questo personaggio. Da dove hai preso ispirazione?

Anche questo personaggio è nato in sala prove. Il batterista con cui suonavo all’epoca una sera si presenta in sala prove e dice “oh, ci dobbiamo muovere, già non ci sento bene ma l’otorino mi ha detto che al massimo in due anni divento sordo e mi dovrei mettere l’impianto cocleare.”

Appena ha finito di dire questa cosa nella mia testa è apparsa l’intera opera rock, l’idea di questo bambino sordo che diventa batterista per emanciparsi dalla situazione drammatica della sua infanzia. In realtà Memo non è sordo, ha deciso da bambino di non sentire più, solo che non se lo ricorda. Senza Storia è sì come hai detto un inno alla libertà, ma senza memoria non abbiamo nessuna libertà, quindi è anche un inno a una libertà consapevole, a una libertà dove non tutte le cose sono uguali, una libertà fatta di differenze che contano. Se fossimo tutti uguali non potremmo essere liberi. La libertà si nutre solo della coscienza e dell’equilibrio delle differenze. L’omologazione è la negazione di tutto questo.

Hai mai pensato di trasformare il CD in un libro?

Bella domanda. In realtà pensavo ad un musical ma per arrivare al musical o a qualsiasi ulteriore modalità di rappresentazione bisogna passare necessariamente da un libro. Sì certamente ci ho pensato, ci sto pensando, bisogna solo trovare il tempo.

Progetti futuri (piccolo spoiler)

Uno te l’ho già detto. Mi piacerebbe rappresentare l’opera rock a teatro, nella forma di musical. Poi ci sarebbe il secondo capitolo di Senza Storia, non si è mai vista un’opera punk-rock che si esaurisce in 9 brani. Però devo anche dire che al momento, vista la lunga gestazione del mio primo cd, vorrei prendere un po’ il respiro e allontanarmi per un po’ da Memo. In fondo penso che anche lui abbia bisogno di riposo. Avere a che fare con me non è semplicissimo.

Al momento sto lavorando con grandissimo entusiasmo a tre nuovi pezzi collaborando con il grandissimo Luigi Schiavone che, dopo aver partecipato con contributi notevolissimi a Senza Storia, ha nuovamente deciso di condividere il suo talento per comporre qualcosa insieme a me. Abbiamo in ballo due brani suoi sui quali mi ha chiesto di scrivere il testo e un brano mio che mi sta arrangiando in maniera davvero entusiasmante.

A breve spero di produrli.

E noi speriamo di ascoltarli presto. Grazie mille per la tua disponibilità!

Ma grazie a te per quest’intervista! A presto!

Album “Senza storia” di Gaetano Nicosia
Video ufficiale di Senza storia
Video ufficiale del singolo Skazzo

Time will take my revenge … Lost and Found (Intervista ai Your Morning Vibes)

Immagine presa dal profilo instagram dei Your Morning Vibes

Ciao! Presentatevi!

Ciao! Siamo Filippo e Pietro, due ragazzi follemente innamorati della musica, nonché amici da tanti anni. Siamo di un piccolo paese in provincia di Vicenza.

Io sono Filippo, ho 24 anni e ho studiato al liceo musicale Pigafetta. Dopo aver preso il diploma in clarinetto e chitarra classica, ho deciso di proseguire gli studi musicali: infatti, mi sono laureato in “musica per film” al Conservatorio di Rovigo.

Io invece sono Pietro, ho 21 anni e studio ingegneria all’Università di Padova. Mi sono avvicinato alla musica da bambino suonando la chitarra, ma nel corso degli anni sono passato alla produzione musicale.

Come mai questo nome d’arte?

Il nome Your Morning Vibes nasce dalla nostra idea musicale: la nostra è una musica caratterizzata da melodie lente ed intime. Si ascolta prevalentemente quando ci si vuole rilassare o di mattina quando si vuole ascoltare un po’ di musica per iniziare al meglio la giornata. Il nome dunque suggerisce già all’ascoltatore con che tipo di musica avrà a che fare. Il nome e i nostri testi sono in inglese perché ci rivolgiamo ad un pubblico internazionale.

Quando avete iniziato a fare musica e, tra l’altro, avete iniziato insieme?

Abbiamo cominciato a scrivere musica insieme molti anni fa. All’inizio il “progetto” (che altro non era che un gioco tra ragazzi) riguardava solo noi due, e ci concentravamo maggiormente sulla musica dance/EDM. Successivamente, con altri amici del nostro paese ci siamo cimentati in jam session ed improvvisazioni di musica acustica ed elettronica. Nel 2017 abbiamo pensato, sotto proposta di Pietro, di seguire un’unica linea melodica che riuscisse a conciliare i ritmi lenti hip hop con sonorità jazz/funk. Così abbiamo cominciato a sperimentare questo genere a noi nuovo e infine, con la cantante vicentina Giulia Menta, amica di Filippo, a scrivere le prime canzoni del primo EP.

“Lost and Found” è il vostro nuovo EP, che succede “A man a street a town” (2019) (link YouTube a fine articolo). Parlatemi della particolarità sonore del vostro ultimo prodotto, dei diversi stili musicali di cui è ”impregnato”, e delle differenze con il precedente.

In “Lost and Found” abbiamo voluto evolvere il nostro stile musicale, la struttura e le sonorità timbriche e abbiamo anche aggiunto nuovi strumenti ed eseguito arrangiamenti più articolati. A differenza del primo Ep caratterizzato da sonorità più chill, intime e lente, quest’ultimo è più dinamico grazie alle timbriche pop/funk/soul. La voce, sempre della cantante Giulia Menta, è più presente ed articolata. Riguardo agli strumenti, abbiamo aggiunto il rhodes (pianoforte elettrico), il piano jazz o il sax. Non ci piace essere catalogati in un genere specifico … diciamo che apparteniamo alla famiglia de neo soul (o Nu Soul), che racchiude diverse timbriche appartenenti al soul, jazz, funk e hip hop.

Avete autoprodotto il vostro disco. Come mai questa scelta? Soddisfazioni?

Abbiamo autoprodotto sia il primo Ep che “Lost and Found”: non si tratta di una questione di denaro e possibilità di investimenti quanto alla voglia di produrre un prodotto che sia il frutto della nostra capacità artistica portandone in luce sia i pregi che i difetti. I brani sono prodotti, mixati e masterizzati nello studio di Filippo dove si sono registrate anche le parti strumentali e voce. Questa visione musicale porta ad avere molte soddisfazioni, ma anche a ricevere diverse critiche costruttive che, però, ci fanno maturare e far uscire dei prodotti con una qualità sempre maggiore.

Progetti futuri (piccolo spoiler 😜)

Abbiamo in cantiere la produzione di un album per l’anno prossimo: non sappiamo ancora le sonorità che avrà perché il nostro stile è in continua evoluzione e ci piace molto sperimentare. Sicuramente non ci allontaneremo troppo da quello che sentiamo nostro, perché vorrebbe dire snaturare la nostra musica. Tuttavia siamo in contatto con nuovi musicisti e cantanti per collaborare con loro ed alzare le asticelle della qualità e delle diversità timbriche.

Vi ringrazio davvero tanto per questa chiacchierata. Ad maiora semper. A presto!

Ma grazie a te Adry! A presto!

Vorrei che la rabbia fosse soffice… ♥ (Intervista a Matteo Faustini)

Immagine presa dal profilo instagram di Matteo Faustini

Il periodo che stiamo vivendo è sicuramente molto complicato e delicato. Guardiamo però il lato “positivo”: abbiamo più tempo libero e per riflettere su noi stessi e su chi ci sta accanto. In questo compito ci aiuta l’arte in generale e, nel mio caso specifico (e per tutti coloro che condividono la mia stessa passione), la musica. Lei è l’unica che mi fa calmare quando sono arrabbiata, che mi abbraccia nei momenti tristi (giuro, in questo periodo di quarantena abbiamo mantenuto le distanze di sicurezza 😝) e condivide la mia gioia nei momenti felici. In questo periodo ho avuto modo di ascoltare “Figli delle favole”, album di Matteo Faustini, partecipante di Sanremo 2020 nella categoria “Nuove Proposte”, e sono rimasta davvero colpita dai temi presenti nei suoi 11 brani: dalla passione per la musica al bullismo all’amore che tiene testa alle avversità della vita. Tutto ciò con il mondo Disney nello sfondo, ma non per questo gli argomenti sono trattati in modo puerile, anzi.

Non voglio aggiungere nient’altro, vi lascio guardare la mia chiacchierata con questo cantautore assurdo! Scorrendo giù trovate anche il link youtube dell’album “Figli delle favole” . Io vi consiglio di ascoltarlo … resterete a bocca aperta!

Quindi … buon ascolto! ♥

Fidiamoci … che cambierà! #andràtuttobene

In questi ultimi due mesi la vita di tutto il mondo è stata stravolta totalmente da una minaccia invisibile che incombe sulle nostre vite, una minaccia che porta dolore, ansia, paura, ma anche riflessione. Perché le cose non succedono mai per caso, e io voglio credere che questo sia un modo che il destino/ vita/ Dio sta usando per comunicare con noi, per lanciare un messaggio importante: basta cercare quello che non abbiamo e non goderci il presente! Basta inorgoglirsi e chiudersi in sé stessi perché “tanto c’è tempo per parlare con tizio o dichiarare il proprio affetto a quello/quella”! Noi questo tempo non ce l’abbiamo, perché non siamo immortali, e la stabilità per cui si sono fatti tanti sacrifici, molto spesso trascurando le cose più importanti, in un secondo si sgretola, e ci lascia con un pugno di polvere tra le mani. In questo periodo stiamo guardando in faccia la realtà nuda e cruda che fino a qualche mese fa non volevamo accettare: noi siamo di passaggio, un secondo ci siamo, l’altro non ne siamo sicuri. L’illusione più grande di cui l’uomo per secoli si è nutrito risiede nella sua centralità: l’uomo con le sue capacità si pone al centro dell’universo, possiede il Tempo e sfida la Natura. Quanto è incosciente l’essere umano, che non vuole ammettere che è una battaglia persa in partenza. Si riempie di oggetti, di beni materiali, illudendosi di essere felice. Ma basta un niente per farlo tornare sui suoi passi e annientarlo. NON SIAMO TOTALMENTE PADRONI DI NOI STESSI E DEL NOSTRO DESTINO, e ciò non dipende da una credenza religiosa o meno, ma è un dato di fatto.
Riflettiamo dunque sul vero senso della vita, su ciò che ci fa stare davvero bene, circondiamoci di persone che tengano a noi, che provino per noi un amore sincero, e gettiamo via il superfluo, SENZA PAURA DEL GIUDIZIO ALTRUI! Solo in questo modo la quarantena potrà portare qualcosa di positivo nella nostra vita, altrimenti sarà stato solo un periodo di stasi, di vacanze anticipate. Questo è ciò che i ragazzi dell’Oratorio Salesiano di Gela non hanno voluto fare. Hanno impiegato il loro tempo in modo fruttuoso, mettendo a disposizione,con semplicità, la loro arte: la musica.

Vi lascio due video realizzati dalla Corale Karisma: il primo è un arrangiamento del testo del brano “Nel blu dipinto di blu”, ribattezzato “Fidiamoci che cambierà!” ; il secondo è una cover della versione italiana di “You raise me up”: “Mi rialzerai”.

Con questi due video i ragazzi hanno voluto lanciare un inno alla speranza e alla fede, che dà forza e rialza nei momenti più difficili.

Buona visione!

L’unico mostro è la mia faccia sul cuscino (Intervista a Carrese)

Roberta Carrese (immagine presa dal suo profilo instagram)
Roberta Carrese (immagine presa dal suo profilo instagram)

Due mesi fa ho chiacchierato con Roberta Carrese, seconda finalista di The Voice of Italy 2015.

Prima di pubblicare l’intervista ho voluto riascoltarla, e mi sono venuti i brividi. All’inizio si è parlato della tecnologia, la cui principale funzione dovrebbe essere quella di unire persone lontane (puoi annullare le distanze che ci separano, cit.). Mi è sembrata quasi una premonizione di quello che sarebbe successo un mesetto dopo: incontrarsi soltanto virtualmente per proteggere se stessi e gli altri da un nemico invisibile. È triste, ma dobbiamo fare questo sacrificio per il bene dell’umanità.

Se sapremo restare uniti #andràtuttobene !

Detto ciò, vi lascio all’intervista. Buona visione!