Senza storia: album contro l’omologazione (intervista a Gaetano Nicosia)

Ciao! Presentati!

Sono un musicista dato all’avvocatura o un avvocato che ama le note più degli atti di citazione e delle udienze in Tribunale. Mettila come vuoi. Il risultato è che fra i colleghi sono visto come musicista e fra i musicisti sono visto come avvocato. Ma è un destino a cui sono abituato. Essendo anche io come te, siciliano ma trapiantato al nord, ho sempre vissuto questo problema dell’identità mista e del mancato riconoscimento o del “non appartenere”: a Milano ero il terrone e quando andavo in vacanza in Sicilia mi chiamavano polentone. Ma anche questo fa parte della necessità che abbiamo di catalogare sempre tutto.

Quando hai scoperto la tua passione per la musica e in che modo?

Ho sempre amato la musica, l’ho sempre ascoltata, sin da piccolo. Sempre attratto dalle canzoni, dal rock, dal pop, dal beat, dalla musica classica. Ricordo che con il mio amico del cuore delle elementari facevamo anche delle rappresentazioni teatrali sulle note delle Ouvertures di Rossini, inventandoci dei dialoghi sulle linee dei botta e risposta musicali. Dialoghi senza parole, in cui le parole erano la musica e l’intensità la davano le nostre espressioni, le interpretazioni che davamo. Lui è diventato un famoso e apprezzato baritono che gira il mondo. Ricordo che, ascoltando le note e le linee melodiche ci immaginavamo delle storie, con dei personaggi. Ogni strumento era un personaggio e ogni intermezzo di quello strumento era la parte di quel personaggio nella storia. E passavamo i pomeriggi a interpretare la Gazza ladra, il barbiere di Siviglia, l’Italiana in Algeri, il Guglielmo Tell. Poi anni dopo mi è capitato di andare al suo esordio alla Scala, proprio con Il barbiere di Siviglia. E prima che entrasse in scena ho sentito da dietro il palco la sua voce che precedeva il suo ingresso in scena. Era come quando eravamo bambini, uguale, l’unica differenza era che lui stava sul palco e io in galleria ad ascoltarlo. Non smettevo di piangere.

Il mio legame con la musica è sempre stato forte, viscerale. Ogni momento per me ha sempre avuto una sua canzone. Ogni cosa che mi succede mi richiama il testo o la melodia di una canzone.

Che però potessi suonare o addirittura comporre questo l’ho capito molto dopo rispetto ai pomeriggi in cui ascoltavamo Rossini. La chitarra l’ho imbracciata a 20 anni, prendendo lezione da Elio, il mitico portinaio del mio liceo, il Berchet, a Milano. Negli scantinati con la sua Fender Strato del 1962, bianca decorata con fiori, decisamente hippy. Faceva tremare le pareti e io rimanevo estasiato, lì a guardarlo e avrei dato un braccio per suonare come lui, pensando che non ne sarei mai diventato capace.

Ho iniziato come tutti, con le cover più semplici e sono andato avanti per altri 15 anni. Poi un giorno, in sala prove mi è partito un giro di chitarra e la band mi ha seguito. Erano le prime note di una canzone che ancora non ho prodotto. Tutte e nove i pezzi del mio album sono nati 15 anni fa da un giro di chitarra in sala prove. Col tempo ho preso coscienza del fatto che, di fatto, stavo componendo e ci ho preso gusto. Da lì sono venuti i testi e poi l’idea di fare di tutto questo qualche cosa di concreto, tangibile. È così che sono arrivato all’idea e poi alla produzione vera e propria di un cd. Senza Storia è un percorso di presa di consapevolezza mia.

Quando hai capito che la strada giusta fosse quella giuridica e non quella da artista?

In realtà, per come ti ho detto, non ho mai fatto una scelta. La strada della musica, in termini di composizione l’ho intrapresa a 35 anni, quando ormai avevo il mio percorso professionale. Quindi la musica è arrivata decisamente dopo e si è affiancata alla mia vita. Anche perché potessi scegliere non esiterei nemmeno un attimo, saprei chi buttare giù dalla torre.

Passiamo al tuo disco. S’intitola “Senza storia” (link YouTube alla fine dell’articolo) ed inneggia alla libertà d’espressione. Il protagonista è Memo, batterista sordo. Raccontami di più di questo personaggio. Da dove hai preso ispirazione?

Anche questo personaggio è nato in sala prove. Il batterista con cui suonavo all’epoca una sera si presenta in sala prove e dice “oh, ci dobbiamo muovere, già non ci sento bene ma l’otorino mi ha detto che al massimo in due anni divento sordo e mi dovrei mettere l’impianto cocleare.”

Appena ha finito di dire questa cosa nella mia testa è apparsa l’intera opera rock, l’idea di questo bambino sordo che diventa batterista per emanciparsi dalla situazione drammatica della sua infanzia. In realtà Memo non è sordo, ha deciso da bambino di non sentire più, solo che non se lo ricorda. Senza Storia è sì come hai detto un inno alla libertà, ma senza memoria non abbiamo nessuna libertà, quindi è anche un inno a una libertà consapevole, a una libertà dove non tutte le cose sono uguali, una libertà fatta di differenze che contano. Se fossimo tutti uguali non potremmo essere liberi. La libertà si nutre solo della coscienza e dell’equilibrio delle differenze. L’omologazione è la negazione di tutto questo.

Hai mai pensato di trasformare il CD in un libro?

Bella domanda. In realtà pensavo ad un musical ma per arrivare al musical o a qualsiasi ulteriore modalità di rappresentazione bisogna passare necessariamente da un libro. Sì certamente ci ho pensato, ci sto pensando, bisogna solo trovare il tempo.

Progetti futuri (piccolo spoiler)

Uno te l’ho già detto. Mi piacerebbe rappresentare l’opera rock a teatro, nella forma di musical. Poi ci sarebbe il secondo capitolo di Senza Storia, non si è mai vista un’opera punk-rock che si esaurisce in 9 brani. Però devo anche dire che al momento, vista la lunga gestazione del mio primo cd, vorrei prendere un po’ il respiro e allontanarmi per un po’ da Memo. In fondo penso che anche lui abbia bisogno di riposo. Avere a che fare con me non è semplicissimo.

Al momento sto lavorando con grandissimo entusiasmo a tre nuovi pezzi collaborando con il grandissimo Luigi Schiavone che, dopo aver partecipato con contributi notevolissimi a Senza Storia, ha nuovamente deciso di condividere il suo talento per comporre qualcosa insieme a me. Abbiamo in ballo due brani suoi sui quali mi ha chiesto di scrivere il testo e un brano mio che mi sta arrangiando in maniera davvero entusiasmante.

A breve spero di produrli.

E noi speriamo di ascoltarli presto. Grazie mille per la tua disponibilità!

Ma grazie a te per quest’intervista! A presto!

Album “Senza storia” di Gaetano Nicosia
Video ufficiale di Senza storia
Video ufficiale del singolo Skazzo

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