Vacca boia, ci sono Cecco e Cipo! (Intervista a Cecco e Cipo)

Ciao! Presentatevi!

Ciao, siamo Cecco e Cipo veniamo da Vinci e siamo i più grandi cantautori italiani del momento.

Quando avete iniziato a fare musica e in che modo?

Più o meno all’età di 16 anni, totalmente a caso. di certo non credevamo di diventare così bravi. Modestia a parte, volevamo solo rifare un po’ di cover di Rino Gaetano.

In quale anima vi identificate maggiormente?

In quella di un cane.

Bene! Io amo i cani! Chiudendo questa piccola parentesi sui cani, nel 2010 avete inciso il vostro primo EP, Dall’origine, dalla copertina che vede disegnato un uovo su sfondo bianco. Qual era il messaggio principale che volevate trasmettere?

In sintesi, “ab ovo”. Rappresenta l’inizio, il principio, l’origine della nostra storia.

Nel maggio del 2011, durante l’esibizione alla XV edizione del concorso Suoni nella Notte, Matteo Guasti dell’etichetta Labella vi propone la realizzazione di un vero e proprio album, dal titolo Roba da maiali. Di cosa parla?

È l’album più genuino e più fresco mai realizzato da noi come, tra l’altro, tutti i primi album di un qualunque artista. Si parla di quello che ci circonda, d’infanzia, d’amicizie, di favole, di storie, ma anche d’amore. Una maschera di maiale ci ha rappresentato per molti anni, da lì, che nasce, ironicamente “roba da maiali”.

Lo gnomo e lo gnu è stato il vostro album successivo, in cui spiccano collaborazioni con diversi musicisti, tra cui Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale. Quali sono le similitudini e le differenze con il vostro primo album?

Non saprei, un pochino più maturo? Forse. Abbiamo passato più tempo in studio per realizzarlo rispetto al primo. Ci sono degli ospiti, amici, fidanzate, mamme. La filosofia di quel disco era che chiunque passasse dallo studio doveva metterci del suo, e così è stato.

Nel 2014 avete partecipato alle audizioni di X Factor presentando il vostro brano Vacca Boia (contenuto nel primo album Roba da maiali), che parla di un uomo che si innamora della sua mucca. Da cosa avete preso ispirazione?

Da una storia raccontata dal babbo di Cecco, a Cecco. Suo babbo aveva questa gallina addomesticata quando era un ragazzino, e dopo un periodo se la ritrovò in pentola perché sua mamma gliela cucinò nel brodo. Da lì, nasce vacca boia.

Nel 2016 avete vinto Strafactor, esibendovi dunque alla finale di X Factor 10 con il vostro singolo Non voglio dire. Poi il PLOF! Tour, che vi ha visti toccare ben 40 tappe in tutta Italia. Infine, nel 2019 l’album Straordinario. Qual è stata la vostra evoluzione musicale fino ad oggi?

Ma io credo che la gavetta sia la cosa più importante della vita. Persino per l’audizione di x factor ci sono voluti anni di gavetta, niente era a caso. Il segreto per restare sul pezzo è mantenersi vivi, almeno per noi, e suonare. Piu suoni piu ti formi, noi abbiamo sempre suonato molto, ed oggi siamo una band ben amalgamata… ma non basta, si può fare molto di più.

Come avete gestito l’emergenza COVID e come pensate di continuare a reagire? Avete dei sogni nel cassetto che vorreste realizzare prossimamente?

Abbiamo passato il periodo di quarantena a scrivere il nuovo album, quindi nel male, ci è andata anche un pochino bene. Abbiamo lavorato molto e ancora oggi lo stiamo facendo. Stiamo passando molto tempo in studio. Speriamo solo di ripartire a suonare, che altrimenti non ci riprendiamo più. È tutto quello che chiediamo, farci fare il nostro lavoro, per stare bene.

Vorrei sottolineare quest’ultima parte: “farci fare il nostro lavoro, per stare bene”, e fare musica per stare bene (non solo economicamente) non è da tutti. Grazie per questa chiacchierata breve ma intensa! A presto!

Ma grazie a te. A presto!

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Essere un macigno… ad ogni passo per inseguire i propri sogni (Intervista a Federico di Napoli)

“Nel buio di questa stanza ci sono soltanto io, ed ogni passo di ieri rimbomba, non passa più neanche Dio. Questa sera non mi basto, sono solo anche se sto con i miei, avrei bisogno di un posto dove il sole scaldi tutti i miei vorrei”. Questi sono i primi versi del brano Macigno di Federico di Napoli, artista partenopeo. Un brano che mi ha trasmesso un messaggio forte, quello di andare avanti nonostante le difficoltà della vita. Un concetto che molti di noi conoscono, ma che in pochi mettono davvero in pratica, perché è facile parlare quando sono gli altri ad affrontare un brutto periodo, mentre quando dobbiamo essere noi a stringere i denti ci piangiamo addosso dimenticando tutti i bei consigli dati. Dovremmo imparare ad essere “macigni” a volte, a non farci scalfire così facilmente dalle persone e dalle esperienze negative. Se volete saperne di più su quest’artista, ascoltate la mia chiacchierata con lui!

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