Il tuo cuore: dispensa piena di sogni lasciati in fondo (Intervista ad Azzurra)

“Ho provato con acqua e limone a digerire le tue parole, sono incastrata sotto alla mie costole, un po’ come fanno le vongole”. Così inizia l’ultimo singolo di Azzurra Sorgentone, in arte Azzurra. Classe ’93, di Teramo (Abruzzo), Azzurra conosce il mondo della musica grazie alla sua famiglia: il padre suona il pianoforte, così a 10 anni segue le orme di suo padre, a 14 inizia a prendere lezioni di canto. Diversi i singoli composti, grazie ai quali Azzurra si è classificata ai primi posti in diversi concorsi nazionali. Ne abbiamo parlato in un’intervista che trovate qui sotto. Ringrazio ancora Azzurra per la piacevole chiacchierata!

Ciao! Presentati!

Ciao! Sono Azzurra ma ho gli occhi marroni. Sono pragmatica ma credo nell’amore. Sono psicologa ma canto! È così che mi presento nella mia biografia di Instagram e credo che riassuma molto bene tutte le mie sfaccettature. Sono solare come il mio nome, molto pratica nella vita e con i piedi ben saldati a terra; d’altra parte sono anche una sognatrice testarda e perfezionista (a volte troppo!)

Quando hai iniziato a fare musica?

La musica è sempre stata parte della mia famiglia. Fin da piccoli io e miei fratelli cantavamo mentre papà suonava al pianoforte. Io ho iniziato a prendere lezioni di piano a 10 anni e di canto a 14 anni.

C’è un artista in particolare che ti ha spinto verso un genere musicale?

Fabio Concato mi ha sempre emozionato. È un pop raffinato, dolce, accompagnato da testi altrettanto eleganti. Me l’ha fatto conoscere mio padre ed è rimasto sempre un faro per me.

Riguardo al tuo progetto musicale, hai partecipato come interprete a diversi concorsi nazionali, come il Festival di Castrocaro e il Premio Alex Baroni, classificandoti al primo posto. Raccontami un po’ di queste esperienze.

Al Festival di Castrocaro ho partecipato molti anni fa ed è stata la prima competizione nazionale. Un ricordo molto emozionante. Il Premio Alex Baroni è più recente: ho vinto il premio della critica con un mio inedito e sono stata premiata da Povia e Silvia Mezzanotte.

Le soddisfazioni continuano; infatti con il singolo “Brava”, prodotto da Simone Capurro, dalle sonorità electrofunky, sei arrivata finalista al Premio Pigro e al Tour Music Fest. Di questo brano mi ha colpito molto questo pezzo: “Brava brava brava, stai diventando grande. Brava brava brava, non ti fai più domande. Ma guarda, il tuo cuore sembra una dispensa piena di sogni lasciati in fondo, rimandi la scadenza”. Molto spesso crediamo che non fare domande a noi stessi ci aiuti a vivere più tranquillamente, quando invece non ci rendiamo conto del fatto che stiamo solo mettendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi, e non guardare in faccia la realtà, non ascoltare il nostro cuore non fa altro che peggiorare la situazione.

Esatto, era proprio quello che volevo dire e sono felice che il messaggio sia arrivato. “Brava” è stato il mio primo inedito ufficiale e volevo che parlasse di me e del mio sogno di cantare che per troppo tempo non avevo preso sul serio. È un’incitazione a lasciare da parte le paranoie e a fare quello per cui ci batte il cuore!

Il tuo secondo singolo è “Guarda Monet”, con il quale sei arrivata decima nella classifica Emergenti della EarOne, e con cui hai anche aperto il concerto di Maestro Pellegrini. In che periodo e contesto è nata?

Ho scritto “Guarda Monet” durante il primo lockdown. Parla di me e di esperienze reali vissute. Non è riferita al periodo che stavamo vivendo. Allo stesso tempo è una canzone di rinascita quindi ci stava a pennello per l’estate che ci ha dato un attimo di respiro. Tutti abbiamo delle cicatrici ma con il passare del tempo impariamo ad accarezzarle e a ringraziarle. Credo che nulla accada per caso, come dico nella canzone, per questo a volte serve tempo per vedere le cose da un’altra prospettiva.

Il 3 novembre esce il terzo singolo, “Segreteria”. Una delusione d’amore che si sintetizza nel suono della segreteria di un numero che non risponde alle chiamate: “Che poi mi basterebbe sapere che se ti capita in mente il mio nome qualcosa dentro o fuori sul tuo viso accade. Mi basta che non sia niente, ho paura del niente”.

Il singolo “Segreteria” è una canzone leggera ma non superficiale. Il beat frizzante infatti incornicia uno dei bisogni più grandi dell’essere umano: essere considerati. La segreteria telefonica rappresenta la paura dell’indifferenza che è spesso l’arma che fa più male. A volte preferiremmo ricevere una brutta risposta piuttosto che rimanere appesi ad un “TUTUTU”.

Anche in “Tropicale” ritroviamo la trasposizione di un sentimento che molto spesso tendiamo ad allontanare per non farci male, il dolore, e invece è proprio da qui che si può ricominciare. Tu lo hai fatto con la musica, e grazie alla musica le persone possono rivedersi nelle tue parole e superare un momento difficile. C’è una frase o un pezzo del brano che ti piace di più?

Mi piace definire “Tropicale” un brano viscerale perché è così vero che sento ogni parola nello stomaco. Una frase che mi piace e che potrebbe sintetizzare quello che hai detto nella presentazione è quella del bridge: “Ma si guardami pure che non mi vergogno, di me ti ho dato tutto di me e non so più chi sono. Ma si guardami pure che non mi vergogno, da te più mi allontano da te e più mi riconosco.” Credo ci sia tutto: il vivere il dolore senza scappare, senza vergognarsi delle lacrime, la confusione della fine e la riscoperta di se stessi.

“Vongole” è la tua ultima fatica. Interessante il paragone tra il protagonista del brano e le vongole: “Le vongole finché son chiuse possono inventare scuse”. Anche se in un contesto differente, la paura di aprirsi agli altri e al mondo, di essere sinceri si ritrova qui come nel primo brano analizzato in precedenza. Come affronti tu la paura del giudizio, dell’esporti agli altri, specialmente tu che quotidianamente ti mostri alla gente con la tua arte? E, ritornando a “Vongole”, ti è mai successo di nasconderti per paura di ferire un’altra persona o di chiuderti per proteggere te stessa?

Inutile dire che il parere degli altri e il gradimento del pubblico siano molto importante, per questo ogni volta che pubblico qualcosa ho sempre un po’ di timore. Ciò che mi aiuta a creare una barriera è la sincerità. Quanto più io sono stata autentica e vera tanto meno mi feriranno eventuali critiche. Essere se stessi non ha prezzo e non si può piacere a tutti!

Per quanto riguarda “Vongole” mi capita di chiudermi in me stessa quando sono confusa, forse è una strategia di difesa che ho messo in pratica fin da piccola.

Giuro che questa è l’ultima domanda! Quali sono i tuoi progetti futuri? C’è già qualcosa che bolle in pentola?

Voglio far uscire un EP che sia un progetto con un sound riconoscibile e personale. Non è facile trovare la propria strada ma è molto stimolante l’idea di cercare qualcosa di identificativo!

Grazie mille per la tua disponibilità! Ad maiora!

Grazie a te! È stato un piacere!

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