Non me ne frega se non ci vedo bene (Intervista a Benedetta Raina)

Sentirsi perennemente un passo indietro rispetto agli altri, un po’ “meno evoluti”, ma in realtà essere con la mente avanti, avere una maggiore maturità e, nonostante ciò, essere sempre insicuri di sé stessi e delle proprie capacità. Quante volte ci siamo sentiti o ci sentiamo ancora così? Sbagliati, inadeguati in questa società che spesso ci vuole tutti uguali: tutti con lo stesso viso, gli stessi vestiti, lo stesso fisico, la stessa mente, la stessa anima. C’è, però, chi non si sente uguale agli altri e non riesce ad omologarsi ad essi, ma allo stesso tempo non si accetta perché pensa che la sua diversità sia qualcosa di strano da occultare, da cambiare. Poi, ad un certo punto si aprono gli occhi e ci si rende conto del fatto che, nonostante tutto, bisogna accettarsi per quelli che si è, con la consapevolezza che si può migliorare ma col tempo, senza avere troppa fretta di arrivare subito all’obiettivo, e che alla fine non si è così male. Ed è proprio in quel momento che capisci che non importa più quello che la gente possa pensare di te, non hai più paura di dire che non stai bene, hai paura di dire che bene tu non stai mai, e che non te ne frega se non ci vedi bene.

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L’insostenibile leggerezza dell’indie (Intervista a La Scapigliatura)

Niccolò e Jacopo Bodini de La Scapigliatura

Cos’è leggero, superficiale? Cos’è invece pesante, profondo? Possiamo davvero trovare una definizione in modo netto ed oggettivo del concreto e dell’astratto? Possiamo davvero classificare in tal modo le idee e posizionarle su un piatto o l’altro della bilancia, come fossero ingredienti di chissà quale ricetta perfetta? Io credo che anche il “banale” possa avere un lato profondo, e che un concetto pesante possa essere veicolato in modi considerati “leggeri”, “easy”. Se vi va di ragionarci un po’ su, fatelo ascoltando la mia chiacchierata con La Scapigliatura, band cremonese formata dai fratelli Niccolò e Jacopo Bodini.

Continuare a camminare per realizzare i propri sogni (Intervista a Caterina Cropelli)

“Sono qui per mettermi in gioco. La musica per me è stata la mia medicina, mi ha aiutato in momenti molto difficili (…) mi sono rifiutata di diventare briciole”. È quello che Caterina Cropelli, giovane cantautrice trentina, ha dichiarato durante le audizioni della sedicesima edizione di X Factor. Qualche giorno fa ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con lei. Vi lascio subito alla nostra chiacchierata!

Ciao! Presentati.

Ciao! Mi chiamo Caterina e sono una cantautrice, trentina e ritardataria.

Hai iniziato a simpatizzare prima con la chitarra o con la voce? A che età?

Prima con la voce, all’asilo ero una radiolina, cantavo sempre. Verso i tredici anni ho cominciato a suonicchiare la chitarra con lo scopo di accompagnarmi nel canto. È stato amore a prima vista, da lì non l’ho più lasciata.

Quando e in che occasione hai iniziato a scrivere canzoni? Ti ricordi la prima in assoluto che hai composto?

Ho iniziato a scrivere canzoni dopo il mio percorso ad X Factor, non l’avevo mai fatto prima, per me è stata una grande scoperta.

La prima canzone che ho scritto, seppur molto semplice, trattava la tematica dei disturbi alimentari. Non è mai stata pubblicata sulle piattaforme digitali, ne ho semplicemente pubblicato un video sul mio profilo Instagram. L’obiettivo principale era quello di stare accanto, attraverso la musica, a tutti coloro che soffrono di anoressia e bulimia e, di conseguenza, ricambiare questa bellissima arte del favore che mi fece tempo fa.

In parte ci sono riuscita, perché questa canzone è stata usata come “inno” per il 15 marzo, giornata del Fiocchetto Lilla nata per ricordare, far sentire meno soli e sostenere le vittime di questi disturbi e le loro famiglie. 

È stato difficile scegliere di dedicare la propria vita interamente alla musica? Avevi altri progetti in mente?

Diciamo che la musica si è sempre posta al centro della mia vita. Durante la maturità mi sono trovata a studiare e, al contempo, fare i provini per X Factor. Poi, come per magia, sono entrata nel programma e mi sono ritrovata catapultata in questo mondo così “particolare” ma al contempo meraviglioso. Non mi sono mai chiesta quale strada prendere … ho continuato semplicemente a camminare! 

A proposito di X Factor 2016, ti andrebbe di raccontarmi in breve la tua esperienza? Inoltre, in questi quattro anni è cambiato il tuo approccio alla musica? Insomma, sei rimasta fedele al tuo genere o hai avuto modo di mettere “le mani in pasta” in altri generi musicali?

X Factor è stata un’esperienza molto forte, mi è sembrato di vivere tre anni in uno. Ho avuto modo di confrontarmi e di cantare su un palco con artisti pazzeschi, è chiaro che mi ha fatto crescere molto. Durante il programma ho avuto modo di esibirmi con brani appartenenti al cantautorato italiano. Grazie a quest’esperienza ho scoperto che mi piace moltissimo cantare ed esprimermi nella mia lingua. Semplicemente mi sono lasciata influenzare da quello che mi circondava e ho ampliato tanto i miei orizzonti musicali. 

Mi sento però una Caterina molto diversa da quella che ha fatto il programma proprio perché prima cantavo le canzoni degli altri e ora scrivo le mie.

A proposito, “Caterina” è il tuo primo album, uscito il 27 Marzo. Potremmo considerarlo un po’ come uno specchio in cui si riflette la tua personalità in modo cristallino? 

“Caterina” è il titolo del mio album. Ho deciso di dargli il mio nome perché dipinge perfettamente i tanti piccoli pezzi che compongono il puzzle della mia personalità. Ho voluto regalare me stessa al pubblico, donarmi alla gente al cento per cento, mi sento di dire che questo disco è stato scritto davvero col cuore. È stata un’occasione per che guardarmi dentro, mi ha permesso di “scannerizzare” la mia anima ancora una volta, dunque mi ha fatto crescere tanto!

Voglio tornare un attimo ad X Factor: durante i provini hai detto che la musica è stata la tua medicina. Non posso che essere totalmente d’accordo con te. La musica è stata la mia forza e lo è ancora. Ma torniamo a te: che consiglio daresti a tutti coloro che vogliono intraprendere questo percorso ma che non sanno come muoversi in questo campo?

Non so se può essere un consiglio, sicuramente bisogna crederci molto e perseverare, avere pazienza. Come avrete già sentito molte volte, questo è un mondo molto difficile, in cui veramente in pochi riescono. Bisogna essere molto caparbi, ma credo che con la giusta determinazione, talento e un pizzico di fortuna si possa riuscire a fare della musica il proprio futuro. Inoltre, credo che se una cosa è destinata a te troverrà il modo di raggiungerti!

Grazie mille per questa piacevole chiacchierata, è stato davvero un piacere!

Ma grazie a te! A presto!

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