Da Belle a Miley Cyrus è un attimo (Intervista a Valentina Palazzolo)

Ciao! Presentati!

Ciao, sono Valentina Palazzolo, ho 24 anni e abito in un paesino di mare in provincia di Palermo.

Quando hai scoperto la tua passione per la musica e, in particolare, per il canto?

La musica, in particolare il canto è sempre stata una parte di me. Non riesco a ricordare il giorno in cui ho scoperto questa passione, perché in realtà è sempre stata in me! Ci sono nata. Inizialmente la tenevo tutta per me, nella mia stanza. tra un gioco ed un altro finivo sempre ad immaginarmi in un palco come una vera popstar😅 Poi un giorno decisi di partecipare, per gioco, ad un Karaoke in un villaggio turistico. In quel momento i miei genitori rimasero a bocca aperta per i complimenti ricevuti da tutti gli ospiti del villaggio, perché nemmeno loro sapevano di questa mia passione.

In che genere ti rivedi maggiormente?

Principalmente il mio genere è il Pop, ma amo le canzoni dei classici Disney (vi ho realizzato anche dei video TikTok) e negli ultimi anni mi sono avvicinata al canto lirico.

Ho ascoltato la tua versione a cappella di “When the party’s over” di Billie Eilish, e mi piacciono davvero tanto le armonie che hai creato. Non è facile riuscire a sincronizzare le varie voci creando un’armonia così “compatta”. A tal proposito, hai mai studiato canto/teoria musicale o hai fatto tutto da sola?

Sì, ho studiato per 8 anni e per questo ringrazio i miei genitori, perché non è facile trovare genitori che investono sulle tue passioni. Ancora oggi continuo a studiare e imparare nuove cose.

Nel tuo profilo TikTok possiamo trovare diverse tue cover di brani come “Per favore” di Nyv (https://vm.tiktok.com/ZSQtJR65/) o “When I look at you” di Miley Cyrus” (https://vm.tiktok.com/ZSQGEJQU/). Hai vestito anche i panni delle principesse Disney, come Belle di “La Bella e la Bestia” (https://vm.tiktok.com/ZSQcmbKU/). C’è stato qualcosa che ti ha convinto ad aprire un profilo TikTok e “sfruttarlo” per diffondere la tua passione e la tua bravura per il canto?

Tik tok per me è stato un salvavita. Tutto l’amore dei miei followers mi ha spinto, e mi spinge ogni giorno a continuare su questa strada, nonostante le porte in faccia, le critiche, le delusioni. Sinceramente non mi sarei mai aspettata di raggiungere così tanta gente e ne sono felicissima. È nato tutto per gioco e invece oggi siamo 18.2K

Hai in mente di realizzare qualche tuo brano o pensi (almeno per ora) di continuare a pubblicare solo cover sui tuoi profili social?

Adoro fare Cover, soprattutto se questo soddisfa le vostre richieste. ma ovviamente, come per ogni cantante, nei miei progetti ci sono dei miei brani inediti!! Quindi vi consiglio di rimanere sempre attivi nelle mie pagine per scoprirne di più!

Grazie mille per la tua disponibilità. A presto!

Ma grazie a te per la chiacchierata!

Vacca boia, ci sono Cecco e Cipo! (Intervista a Cecco e Cipo)

Ciao! Presentatevi!

Ciao, siamo Cecco e Cipo veniamo da Vinci e siamo i più grandi cantautori italiani del momento.

Quando avete iniziato a fare musica e in che modo?

Più o meno all’età di 16 anni, totalmente a caso. di certo non credevamo di diventare così bravi. Modestia a parte, volevamo solo rifare un po’ di cover di Rino Gaetano.

In quale anima vi identificate maggiormente?

In quella di un cane.

Bene! Io amo i cani! Chiudendo questa piccola parentesi sui cani, nel 2010 avete inciso il vostro primo EP, Dall’origine, dalla copertina che vede disegnato un uovo su sfondo bianco. Qual era il messaggio principale che volevate trasmettere?

In sintesi, “ab ovo”. Rappresenta l’inizio, il principio, l’origine della nostra storia.

Nel maggio del 2011, durante l’esibizione alla XV edizione del concorso Suoni nella Notte, Matteo Guasti dell’etichetta Labella vi propone la realizzazione di un vero e proprio album, dal titolo Roba da maiali. Di cosa parla?

È l’album più genuino e più fresco mai realizzato da noi come, tra l’altro, tutti i primi album di un qualunque artista. Si parla di quello che ci circonda, d’infanzia, d’amicizie, di favole, di storie, ma anche d’amore. Una maschera di maiale ci ha rappresentato per molti anni, da lì, che nasce, ironicamente “roba da maiali”.

Lo gnomo e lo gnu è stato il vostro album successivo, in cui spiccano collaborazioni con diversi musicisti, tra cui Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale. Quali sono le similitudini e le differenze con il vostro primo album?

Non saprei, un pochino più maturo? Forse. Abbiamo passato più tempo in studio per realizzarlo rispetto al primo. Ci sono degli ospiti, amici, fidanzate, mamme. La filosofia di quel disco era che chiunque passasse dallo studio doveva metterci del suo, e così è stato.

Nel 2014 avete partecipato alle audizioni di X Factor presentando il vostro brano Vacca Boia (contenuto nel primo album Roba da maiali), che parla di un uomo che si innamora della sua mucca. Da cosa avete preso ispirazione?

Da una storia raccontata dal babbo di Cecco, a Cecco. Suo babbo aveva questa gallina addomesticata quando era un ragazzino, e dopo un periodo se la ritrovò in pentola perché sua mamma gliela cucinò nel brodo. Da lì, nasce vacca boia.

Nel 2016 avete vinto Strafactor, esibendovi dunque alla finale di X Factor 10 con il vostro singolo Non voglio dire. Poi il PLOF! Tour, che vi ha visti toccare ben 40 tappe in tutta Italia. Infine, nel 2019 l’album Straordinario. Qual è stata la vostra evoluzione musicale fino ad oggi?

Ma io credo che la gavetta sia la cosa più importante della vita. Persino per l’audizione di x factor ci sono voluti anni di gavetta, niente era a caso. Il segreto per restare sul pezzo è mantenersi vivi, almeno per noi, e suonare. Piu suoni piu ti formi, noi abbiamo sempre suonato molto, ed oggi siamo una band ben amalgamata… ma non basta, si può fare molto di più.

Come avete gestito l’emergenza COVID e come pensate di continuare a reagire? Avete dei sogni nel cassetto che vorreste realizzare prossimamente?

Abbiamo passato il periodo di quarantena a scrivere il nuovo album, quindi nel male, ci è andata anche un pochino bene. Abbiamo lavorato molto e ancora oggi lo stiamo facendo. Stiamo passando molto tempo in studio. Speriamo solo di ripartire a suonare, che altrimenti non ci riprendiamo più. È tutto quello che chiediamo, farci fare il nostro lavoro, per stare bene.

Vorrei sottolineare quest’ultima parte: “farci fare il nostro lavoro, per stare bene”, e fare musica per stare bene (non solo economicamente) non è da tutti. Grazie per questa chiacchierata breve ma intensa! A presto!

Ma grazie a te. A presto!

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Orizzonti verticali (Intervista alla band Atacama)

Chi dice che il bianco sia l’opposto del nero, la sinistra opposta alla destra, che gli orizzonti siano “orizzontali” e non possano essere posti in “verticale”? Come sosteneva il filosofo Cartesio, “Cogito ergo sum”, ovvero “Penso dunque sono”, ed essendo un essere pensante dubito di tutto tranne che di esistere. Oggi non vi mostrerò la mia chiacchierata con un filosofo (tranquilli😂), ma con una band, gli Atacama. Buona lettura!

Ciao! Presentatevi!

Siamo gli Atacama (il nome si riferisce a uno dei deserti più grandi del mondo, che si trova in Cile…).

Quando e come vi siete incontrati?

I fondatori del gruppo, Giulio Breschi e Federico Bartoli che tuttora rappresentano la sezione ritmica della band, si sono incontrati nel 2014 grazie a un amico comune, Jacopo, fratello dell’attuale moglie di Giulio, Giovanna. In realtà il primo scambio tra i due avviene in maniera burrascosa, proviamo a spiegarlo in poche parole. Giulio vive insieme a Jacopo e Giovanna a Firenze, Jacopo invita Federico, suo amico dai tempi del liceo, a dormire da lui. I due trascorrono una notte brava e al rientro Federico si dimentica il proprio cellulare giusto al piano di sotto, giusto poco fuori dalla camera di Giulio. Il cellulare inizia a suonare (una sveglia dimenticata o male impostata) alle 6 del mattino, Giulio è costretto ad alzarsi imprecando per spegnerlo e gridando “di chi è questo c***o di cellulare??!!”. Era di Federico.

Il vostro genere spazia dal rock al funky con sfumature miste di genere. Ce n’è uno, tuttavia, nel quale vi sentite più a casa?

Il nostro genere si può identificare con un Funk Rock in cui sono presenti anche elementi Prog e Fusion. Abbiamo cercato un amalgama originale tra queste influenze, non ci sembra che ce ne sia uno prevalente. La cosa da segnalare è che fino ad ora la nostra musica è sempre stata prevalentemente strumentale (il nostro album, in uscita in autunno, si chiama “Siamo Senza Parole”, e questo la dice lunga) mentre nel futuro potrebbe esserci spazio anche per una voce, con testi sicuramente in italiano.

Ci sono stati momenti di crescita musicale e della band nel senso di insieme di persone e non solo di musicisti che si divertono a suonare insieme?

Il rapporto tra Giulio e Federico è stato sicuramente motivo di crescita, trattandosi di due caratteri molto diversi, e non sono mancati scontri anche molto accesi. Non è mai mancata però neanche la fiducia e la riconoscenza reciproca. Il nostro sassofonista e percussionista Tommaso Mannelli è entrato da poco nel gruppo, ma siamo già molto in sintonia e spesso vengono fuori tematiche interessanti. Inoltre abbiamo imparato molto anche dai membri che poi si sono allontanati dal progetto, anche se i rapporti si interrompono non vuol dire che non abbiamo lasciato un segno, bello o brutto che sia.

L’album Orizzonti verticali è stato inizialmente registrato nel 2018. Si arricchisce molto fino ad arrivare all’estate 2020, periodo in cui esce l’album. Il disco è dunque un concentrato di tutte le sperimentazioni che gli Atacama hanno fatto fino ad oggi, giusto?

Orizzonti Verticali è stato il nostro primo videoclip, uscito nell’estate 2018. Quella fu un’ estate importante per noi, il momento del nostro vero e proprio “inizio”, in cui abbiamo suonato in molti locali in Toscana e dopo la quale abbiamo deciso di concentrarci sull’album. Registrammo il basso e la batteria di tutti i brani, dopodiché il nostro chitarrista smise di suonare con noi. Rimanemmo con queste basi ritmiche già pronte e decidemmo di fare suonare ogni brano a un chitarrista diverso, tutte persone che in qualche modo avevano avuto a che fare con noi, e sono venuti fuori spunti interessanti: talvolta i brani hanno preso direzioni inaspettate o acquisito atmosfere che non ci aspettavamo. È un altro dei motivi per cui l’album si chiama “Siamo Senza Parole”.

Il 2019 è un anno di svolta per le collaborazioni con diversi professionisti nel campo musicale e non solo: Daniele Biagini per la realizzazione di due colonne sonore per lo spettacolo “Spiriti Allegri” della Compagnia Teatrale Il Rubino; l’attrice Dora Donarelli, che accompagna le letture e le poesie dei classici nella cornice della Fondazione Jorio Vivarelli con i vostri brani, e Davide Calandra che crea il videoclip del vostro pezzo Tasti dolenti (solo per citarne alcuni). Avete degli artisti di nicchia con cui vi piacerebbe collaborare perché li sentite vicini al vostro mondo?

Le collaborazioni sono molto importanti per noi e ci hanno dato modo di conoscere anche persone come Tommaso, che attualmente suona con noi. Per quanto riguarda gli artisti italiani con cui ci piacerebbe collaborare, sicuramente Tosca, Riccardo Zappa, Tony Esposito ed Arisa.

Quali sono i vostri sogni nel cassetto, le vostre speranze per il futuro?

La speranza è di completare la nostra formazione (tutt’oggi in evoluzione): abbiamo bisogno di un/una cantante e di un chitarrista, siamo alla ricerca e abbiamo già diverso materiale nuovo su cui lavorare. Nel frattempo uscirà il nostro album, edito da Level 49. Beh, messa così la situazione non è male! ATACOME ON!

Grazie mille per il vostro tempo!

Grazie a te per questa possibilità. A presto!

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Essere un macigno… ad ogni passo per inseguire i propri sogni (Intervista a Federico di Napoli)

“Nel buio di questa stanza ci sono soltanto io, ed ogni passo di ieri rimbomba, non passa più neanche Dio. Questa sera non mi basto, sono solo anche se sto con i miei, avrei bisogno di un posto dove il sole scaldi tutti i miei vorrei”. Questi sono i primi versi del brano Macigno di Federico di Napoli, artista partenopeo. Un brano che mi ha trasmesso un messaggio forte, quello di andare avanti nonostante le difficoltà della vita. Un concetto che molti di noi conoscono, ma che in pochi mettono davvero in pratica, perché è facile parlare quando sono gli altri ad affrontare un brutto periodo, mentre quando dobbiamo essere noi a stringere i denti ci piangiamo addosso dimenticando tutti i bei consigli dati. Dovremmo imparare ad essere “macigni” a volte, a non farci scalfire così facilmente dalle persone e dalle esperienze negative. Se volete saperne di più su quest’artista, ascoltate la mia chiacchierata con lui!

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