“E fissi il vuoto sperando che diventi pieno” (intervista a Carati)

Ciao! Presentati!

Ciao! Sono Enzo, in arte Carati, un artista indie pop emergente di Modena.

Quando hai iniziato a fare musica e in che modo?

Da molto piccolo andai in fissa coi Backstreet Boys. Ho una sorella più grande che mi faceva ascoltare tutte le cose che ascoltava lei; prima il pop, poi è arrivato il rock e il metal, poi a 12 anni scopro da solo il punk e comincio a suonare la chitarra. Da lì in poi la musica ha preso maggior parte dello spazio nella mia testa, fino ad ora.

Ti sei sempre sentito a casa con le sonorità indie trap oppure avevi sperimentato altri generi musicali in precedenza?

Carati in realtà è la prima occasione che ho di sperimentare in questi generi: ho una band pop punk in cui canto dal 2014, abbiamo pubblicato tre dischi e girato l’Europa diverse volte, è un progetto ancora attivo che mi ha dato grandi soddisfazioni!

Parliamo del tuo ultimo singolo, “Pieno”. Bologna sembra essere la città riferimento in questo brano, la tua casa. In realtà, Bologna diventa la metafora di sentimenti quali la solitudine e l’ansia esistenziale della gente che vive o che visita la metropoli: “E fissi il vuoto sperando che diventi pieno, e dai, ancora come l’ultima volta, sai che sei sola dietro quella porta. E fissi il vuoto sperando che diventi pieno”.

Ho voluto raccontare una realtà che credo succeda a molte persone, che però viene meno esternata sui social. Trasferirsi da una piccola realtà di provincia a una grande città può dare una forte scarica di adrenalina in un primo momento, tanta nuova gente, feste, aperitivi, concerti, c’è sempre qualcosa da fare. Però credo che ci siano persone che possano, dopo questo primo momento di euforia, cominciare a sentire nostalgia di ciò che non vedevano l’ora di lasciarsi alle spalle, di una monotonia che prima odiavano, che però era confortante e ti faceva sentire a casa. Il tutto magari unito agli affetti lontani, gli amici di sempre, magari l’amore che non ha potuto raggiungerti. Ho citato Bologna ma avrei potuto citare Milano, Torino, qualunque città, non c’è un motivo preciso. Per di più Bologna è una delle mie città preferite.

Prima di “Pieno” hai unito cantautorato all’indie-trap-emo con “Tre Maggio”, il tuo singolo d’esordio. Dev’essere una data particolare per averla scelta come titolo del brano. 

Tre Maggio parla dell’estate come medicina, come un qualcosa che non vedi l’ora che arrivi e risolva i tuoi problemi. In questo senso, in genere l’inizio di maggio è il momento in cui cominci a sentire che sta arrivando l’estate, le prime sere dell’anno in cui esci senza felpa. In più quest’anno il Tre maggio era una domenica, quindi mi è sembrata la data perfetta per parlare di questa sensazione.

Quali sono i tuoi progetti futuri? C’è già qualcosa che bolle in pentola? Album, inediti?

Continuerò a pubblicare singoli in maniera abbastanza regolare e spero tanto di riuscire a fare qualche concerto l’estate prossima!

Grazie mille per questa chiacchierata!

Ma grazie a te. A presto!

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